COMMISSIONE OCCUPAZIONE E AFFARI SOCIALI (2019-2024)

Un abitante europeo su cinque, pari a 95 milioni di persone, è a rischio povertà o esclusione sociale. La mia azione politica è sempre stata ispirata dal principio di non lasciare indietro nessuno, aiutando chi è in difficoltà e combattendo alla radice le cause all’origine della povertà e dell’esclusione sociale.

Dobbiamo creare uno Stato Sociale Europeo con un’adeguata dotazione finanziaria, perché le politiche sociali non possono più essere affidate completamente agli Stati nazionali.

Ho quindi dato il mio sostegno a:

  • Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+), necessario per finanziare programmi dedicati ai giovani, alle politiche attive del lavoro, alle persone con disabilità, all’inclusione sociale, all’eliminazione della povertà e alla formazione.
  • Garanzia per l’Infanzia, che si pone l’obiettivo di mettere fine alla povertà infantile prima che questa si trasformi in emarginazione sociale permanente.
  • Fondo per gli indigenti (FEAD) per finanziare specificamente mense e aiuti ai senza tetto nell’ottica di un loro reinserimento sociale.
  • Garanzia Giovani per contrastare la precarietà giovanile, le cui dotazioni finanziarie sono state rafforzate.

STRATEGIA EUROPEA PER LA CURA E L’ASSISTENZA

In questo mandato mi sono battuta affinché fosse riconosciuto a tutti i cittadini e a tutte le cittadine il diritto a un’assistenza di qualità a costi sostenibili, in base alle esigenze di ognuno, in particolare i fragili e gli anziani. 

Le attività di assistenza e di cura sono affidate principalmente alle donne in modo informale. Lavorando alla strategia europea per la cura e l’assistenza mi sono battuta per il riconoscimento di retribuzioni adeguate. Le donne svolgono almeno cinque ore e cinque minuti di lavoro non retribuito al giorno, mentre gli uomini solo un’ora e 48 minuti. 

Le donne quindi si fanno carico del 74 per cento del totale delle ore di lavoro non retribuito di assistenza e cura. L’Italia è al quinto posto nel continente europeo, dopo Albania, Armenia, Portogallo e Turchia. Le donne perciò hanno meno tempo libero. Una condizione che penalizza enormemente la qualità della loro vita.

L’attività di assistenza e di cura si regge anche sui lavoratori e le lavoratrici – operatori sociosanitari – nella maggior parte dei casi assunti in nero o in modo irregolare. Nella Strategia europea, ho chiesto e ottenuto che il sommerso venga sanzionato in modo proporzionato, a beneficio della contrattazione collettiva e di percorsi formativi mirati che rendano il settore della cura e dell’assistenza più attrattivo. 

DIRITTO ALLA CASA

Per contrastare la crisi abitativa che interessa 80 milioni di cittadini europei, mi sono battuta per l’approvazione della Strategia “Housing First” che introduce un modello di edilizia sociale universale destinato a coprire le esigenze abitative delle persone indigenti e a medio e basso reddito, garantendo loro non solo l’accesso all’edilizia popolare ma anche il diritto a vivere in una casa, in sicurezza e in dignità.

DIRETTIVA REDDITO MINIMO

Al fine di dare attuazione al Pilastro europeo dei diritti sociali, ho chiesto alla Commissione europea di elaborare una Direttiva sul reddito minimo, con l’obiettivo di ridurre di almeno 15 milioni il numero delle persone a rischio povertà entro il 2030, a beneficio di chiunque non disponga di risorse sufficienti a garantire una vita dignitosa per sé e la propria famiglia, compresi i pensionati e i lavoratori poveri.

DIRITTO ALL’INVECCHIAMENTO ATTIVO

In questo mandato mi sono battuta con successo per difendere il diritto degli anziani a essere parte attiva della società, contrastando il modello della Silver economy, secondo cui l’obiettivo primario è quello di prolungare il più possibile il periodo di attività lavorativa, privando di fatto i cittadini e le cittadine del diritto alla pensione.

Con i miei emendamenti, ho contribuito a una definizione ampia del diritto all’invecchiamento attivo, stabilendo la libertà di continuare a lavorare oltre l’età pensionabile, ma senza imposizioni dirette o indirette come nel caso di pensioni insufficienti o servizi sanitari troppo costosi.

Questo provvedimento è strettamente legato all’implementazione della Direttiva salario minimo e della Direttiva sulla parità salariale, necessarie ad assicurare alle donne pensioni analoghe a quelle degli uomini, mettendo fine a ogni forma di dipendenza economica e di discriminazione di genere. Come rilevato dai dati Eurostat, le donne percepiscono pensioni più basse fino al 30 per cento rispetto agli uomini in tutti gli Stati membri.