Il caro energia mette a rischio la ripartenza. Servono soluzioni comuni

caro prezzi

La ripartenza ha dato il via alla inflazione. A partire da maggio scorso il costo delle materie prime – petrolio, gas naturale, terre rare e minerali – è aumentato, influenzando il livello generale dei prezzi. Complice anche la ripresa dei consumi e della domanda.

L’inflazione, apparsa prima negli Stati Uniti, ora preme sugli Stati europei.

Mentre la Banca Centrale ha confermato, almeno fino a dicembre 2021, le politiche monetarie accomodanti – acquisto dei titoli di Stato e tassi di interesse bassi e/o negativi – secondo le previsioni, l’UE raggiungerà il picco inflazionistico solo a novembre (+3,4-3,5%).

 

Caro energia, il costo delle materie prime e altri fattori

Il problema principale resta il costo del gas naturale. Materia prima importata dall’Unione europea, circa il 90% del fabbisogno, utilizzata per produrre un quinto della elettricità.

Dall’inizio del 2021 il prezzo di questo combustibile fossile è aumentato del 170%.  Diversi i fattori che hanno contribuito:

  • la più comune, la ripresa delle attività produttive;
  • le ondate di calore e di gelo che hanno innalzato i consumi per l’aria condizionata e i riscaldamenti delle abitazioni;
  • novità, il boom del lavoro da remoto e i cosiddetti “colli di bottiglia” nelle forniture, a causa dell’alternanza delle restrizioni e delle aperture delle attività economiche;

I prezzi stanno aumentando soprattutto nei Paesi del Sud Europa: Italia, Spagna e Portogallo dove gli Stati pagano 200 euro per megawattora.

Tutti questi fattori hanno messo in difficoltà l’UE su un fronte, quello dei rifornimenti di gas naturale, su cui però si discute già da tempo.

 

Caro energia, la impreparazione dell’UE

L’iniziale aumento del livello generale dei prezzi avrebbe dovuto mettere in allerta l’Unione europea che invece si trova oggi del tutto impreparata ad affrontare una crisi energetica che rischia di fare da contraltare alla ripresa post Covid.

L’Europa dipende in larga misura dagli approvvigionamenti energetici esteri. In particolare da quelli russi.

Rispetto all’aumento del prezzo del gas naturale ha fatto sapere all’Unione europea di essere un Paese affidabile, sgombrando il campo da qualsiasi dubbio su una eventuale attività speculativa.

Secondo Mosca infatti la colpa è dell’Unione europea, che preferisce concludere contratti a breve termine, naturalmente più esposti alla volatilità dei prezzi della fornitura.

Una situazione che rischia di trasformarsi in una mina per la realizzazione del Green Deal. Pensiamo solo agli ingenti investimenti previsti per la produzione di idrogeno blu, secondo l’UE tassello verso la creazione di un mix energetico di rinnovabili più ampio.

 

Caro energia, la priorità sostenere i cittadini più vulnerabili

La Commissione europea deve essere in grado di rispondere alle richieste d’aiuto degli Stati membri nel più breve tempo possibile, prima che la situazione di incertezza si aggravi. Perché alla base c’è il diritto dei cittadini europei a potere accedere all’energia a buon mercato.

Per questo motivo, ricordo che il tema è stato oggetto di discussione sia all’Ecofin, la riunione dei ministri dell’Economia e delle Finanze dei Paesi Ue sia all’incontro informale fra i leader dei 27 Stati membri tenutosi a Brdo, in Slovenia.

Il commissario europeo Paolo Gentiloni ha annunciato misure specifiche e temporanee per fronteggiare l’emergenza.

La presidente Ursula von der Leyen ha parlato invece di una riserva strategica di gas da costituire a livello comunitario: l’iniziativa verrà analizzata e dibattuta nei prossimi giorni e potrebbe essere approvata già nel Consiglio europeo del 21 e 22 ottobre.

 

Caro energia, un approccio comune per risolvere la crisi

Come per la pandemia, anche rispetto a questa emergenza, ritengo che un approccio comune sia da preferire. Grave invece lasciare che ogni Stato risolva il problema “a casa propria”.

Anche se sono convinta che l’Unione europea abbia tergiversato troppo sul problema degli approvvigionamenti energetici, il 13 ottobre scorso ha fornito una “guida” agli Stati membri da utilizzare nel breve e nel medio periodo per sostenere cittadini e imprese:

  • pagamenti diretti a favore di coloro che sono a rischio povertà energetica, un numero piuttosto alto in Europa: tre milioni di lavoratori;
  • lo sconto o l’esonero totale dei cosiddetti oneri di sistema.

Sono dell’avviso che questa situazione non faccia bene all’economia nel suo complesso ed è indubbio che abbia un impatto sulle famiglie più povere.

La priorità quindi non può che essere quella di mitigare gli effetti sociali e proteggere i più vulnerabili.

Allo stesso modo, le piccole e medie aziende possono essere supportate con aiuti di Stato mirati.

L’azione più importante resta nel frattempo la stretta vigilanza dei mercati dell’energia, affinché funzionino davvero in modo equo e trasparente.

 

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, membro non iscritto.
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