NewsCertosa di Trisulti, il racconto di come abbiamo infranto il progetto sovranista

24 Agosto 2021
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Dal 26 luglio scorso la Certosa di Trisulti è finalmente libera dalle mani dei sovranisti. Dopo due anni e mezzo, durante i quali è stata protagonista di alterne vicende tra aule dei tribunali, proteste, ricorsi e sentenze, l’abazia benedettina del 1200 è tornata sotto la tutela del Ministero dei Beni Culturali.

 

Bannon, il sovranista alla conquista di Trisulti

Tutto ha avuto inizio nel febbraio del 2018, dopo la decisione della Congregazione dei Cistercensi di Casamari di lasciare la Certosa di Trisulti per carenza di vocazioni. Il sito, che necessita tutt’ora di importanti lavori di restauro, è stato affidato, con un bando pubblico a cura della Direzione Generale Musei, all’Associazione Dignitatis Humanae Institute, guidata da Steve Bannon. Uomo ombra di Donald Trump, che ha ricoperto un ruolo determinante nella sua elezione alla Casa Bianca quattro anni fa.

Licenziato pochi giorni dopo il successo elettorale del magnate americano, Bannon si è trasferito in Ciociaria, con l’obiettivo di fondare in Italia la prima scuola di sovranismo europeo, guidata dal suo vicario, Benjamin Harnwell. Un contesto dove avrebbero dovuto formarsi “gli angeli del cambiamento”, ovvero la nuova classe politica.

Fin da subito, diverse inchieste hanno constatato che la gara per l’assegnazione dell’abazia era stata vinta con l’inganno. L’Associazione aveva falsificato i documenti per partecipare al bando, attestando una falsa quinquennale esperienza nella tutela dei beni culturali. 

 

La lettera per liberare la Certosa di Trisulti

Ho ritenuto doveroso agire in prima persona per allontanare i sovranisti dalla Certosa di Trisulti. Ho infatti inviato una lettera all’allora ministro  Franceschini perché fosse fatto il possibile per liberare l’abbazia dalla presenza abusiva della congrega sovranista.

Per due ragioni: la prima, la Certosa di Trisulti è parte integrante del patrimonio culturale del nostro Paese e del territorio della Ciociaria. La seconda, per la incapacità della Associazione Dignitatis Humanae Institute di tutelare l’abazia. Precipitata in un paio di anni in un dannoso stato di abbandono.

Ad agosto dello scorso anno, la sentenza del Tar di Latina aveva respinto la richiesta di revoca urgente, chiesta dal Ministero dei Beni Culturali. Una decisione che sembrava aver segnato un punto a favore per i sovranisti di Bannon.

La battaglia ha poi assunto una piega completamente differente. Lo scorso marzo infatti il Consiglio di Stato ha deciso di accogliere il ricorso in appello del Ministero e di dodici associazioni del territorio.

La Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla lunga vicenda giudiziaria. Con la sua sentenza ha di fatto obbligato Harnwell a riconsegnare le chiavi del monastero al Ministero della Cultura.

 

Il futuro dell’abbazia

Ora è giunto il momento di pensare al futuro della Certosa. Dobbiamo preservarne il fascino, non solo agli occhi dei residenti ma anche dei tanti pellegrini e turisti che amano le bellezze del nostro Paese.

Nelle settimane scorse si è costituita “Trisulti bene comune”, una rete di associazioni che ha come obiettivo la restituzione della Certosa al territorio e alle finalità che sono proprie della sua storia.

La Regione Lazio ha intanto sottoscritto un accordo con il Ministero e la direzione regionale dei Musei del Lazio per rendere l’abbazia nuovamente fruibile al pubblico.

Anche il vescovo di Anagni-Alatri, Lorenzo Loppa, ha fatto sapere che nei prossimi giorni incontrerà i vertici della direzione regionale Musei per chiedere la possibilità di riaprire un “corridoio pastorale” nella Certosa, così da celebrare Messa alla domenica, nel rispetto delle norme di sicurezza.

I soggetti animati dalle migliori intenzioni sono tanti e mi auguro davvero che  si possa fare tutto il possibile per avviare i necessari interventi di riqualificazione.

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