Economia sociale, pilastro società UE. Più risorse con i “Social Bond”

Economia sociale

L’Unione europea considera l’economia sociale una chiave indispensabile per accompagnare la società verso la transizione verde e digitale.

A rafforzare ancora di più questa convinzione sono stati ancora una volta i duri mesi della pandemia del Covid-19.

Abbiamo assistito all’azione di tante organizzazioni del terzo settore che si sono mobilitate per dare un aiuto concreto e capillare sui territori.

Il Piano d’azione per l’economia sociale

Lo scorso 28 febbraio in Commissione Occupazione e Affari sociali abbiamo discusso la Relazione sul “Piano d’azione per l’economia sociale”, adottato dalla Commissione europea a dicembre 2021.

La proposta della Commissione è quella di mettere in campo misure concrete per contribuire a mobilitare il pieno potenziale del settore no-profit.

Il Piano d’azione adotta per la prima volta un approccio ‘sistemico’. Soprattutto nei confronti delle principali difficoltà da sempre manifestate da coloro che operano nell’ambito dell’economia sociale.

L’obiettivo è dare alle imprese di questo settore un ruolo trainante nell’affrontare e superare le maggiori sfide che l’Unione europea dovrà affrontare nei prossimi anni.

Per farlo la Commissione intende di intervenire in tre aree specifiche:

  • Creare le condizioni giuste per la prosperità dell’economia sociale;
  • Aprire opportunità per l’avvio e la crescita delle organizzazioni del settore;
  • Fare in modo che l’economia sociale e il suo potenziale siano riconosciuti.

Un settore in crescita

Date le differenze che caratterizzano l’economia sociale nei 27 paesi europei, avere a disposizione delle linee guida comuni è fondamentale.

L’Italia ha accolto con grande entusiasmo l’indirizzo fornito dal Piano d’azione europeo.

Con la Legge di Bilancio 2022 è nato infatti un Fondo presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze dedicato all’economia sociale non profit.

Nel prossimo biennio questo destinerà risorse economiche – 1,5 milioni di euro per il 2022 e altrettanti per il 2023 – al fine di implementare proprie politiche organiche di natura economica, finanziaria e fiscale.

Nel nostro Paese, all’interno dei confini dell’economia sociale, si muovono quasi 380 mila organizzazioni per un valore aggiunto complessivo di oltre 49 miliardi di euro, 1,52 milioni di addetti (che salgono rispettivamente a 51,8 miliardi di euro e a 1,58 milioni includendo anche le controllate dei gruppi cooperativi) e più di 5,5 milioni di volontari.

Il terzo settore è cresciuto molto anche in Europa. Secondo i dati raccolti dalla Commissione europea, ci sono 2,8 milioni di entità che fanno parte dell’economia sociale nel mercato interno e con 13,6 milioni di addetti.

Il passo in più, i Social Bond

Condivido quindi al proposta dell’Unione europea di aumentare i finanziamenti pubblici all’economia sociale. La disponibilità di maggiori risorse permetterà di creare anche nuovi posti di lavoro e alle organizzazioni di aumentare il proprio impatto sociale in Europa.

Fondamentale sarà definire un quadro europeo di riferimento chiaro e trasparente, a partire da una definizione comune  di “economia sociale”, che stabilisca quali soggetti possono farne parte, valorizzandone l’eterogeneità e la pluralità.

Negli emendamenti da me presentati ho evidenziato la necessità che gli attori del terzo settore vengano pienamente coinvolti nella rivoluzione verde e digitale, per dar vita ad ecosistemi sempre più resilienti ed interconnessi.

Ritengo però che sia necessario fare un passo in più. Dobbiamo mettere in campo strumenti finanziari concreti, come i Social Bond, per generare una finanza d’impatto al fine di legare lo sviluppo economico agli ambiziosi obiettivi ambientali e sociali che l’UE vuole realizzare e che ci permetteranno di costruire una crescita equa, sostenibile e che non lasci davvero indietro nessuno.

 

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, non iscritti.
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