Futuro dell'EuropaNewsEnergia e transizione, serve un Energy Recovery Fund per l’industria

7 Aprile 2022
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Il prezzo dell’energia e il conflitto russo-ucraino rischiano di mettere a repentaglio la ripresa economica dell’Italia e dell’intera Unione europea e gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra.

L’industria italiana ed europea corrono un grande rischio, per questo motivo ho chiesto subito con forza un Energy Recovery Fund sul modello del Next Generation Eu per sostenere le filiere più grandi, strategiche ed energivore.

Crisi energetica, necessario proteggere l’industria

Il forte aumento dei prezzi dei beni energetici a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, sta già pesando molto sul tessuto produttivo italiano.

I costi per l’energia sono schizzati alle stelle in soli tre anni: dagli 8 miliardi del 2020 ai 21 miliardi dello scorso anno, con una previsione di 37 miliardi per il 2022.

Al Parlamento europeo e nei territori ho parlato molto degli effetti dei rincari energetici sulle piccole e medie imprese senza dimenticare però che questa spirale inflazionistica riguarderà col passare dei mesi, sempre più da vicino, anche la grande industria, in modo particolare quella energivora.

L’Italia oggi è il settimo Paese per livelli di produzione manifatturiera a livello mondiale e il secondo in Europa, al punto che nel 2021 è stato uno dei principali motori dell’industria nell’Eurozona.

Acciaio, chimico, farmaceutico, ceramica e cementificio: ci sono filiere che con l’attuale inflazione (+7 per cento) dovranno rimodulare la produzione. Nel peggiore dei casi, sospenderla con effetti diretti sulla ripresa economica.

Spezzare la dipendenza dalle fonti fossili

Andando avanti di questo passo, senza interventi adeguati, molte industrie saranno costrette a bloccare la produzione. O a limitarla, con effetti negativi sulla occupazione, sulla ripresa e sulla transizione energetica.

Come sappiamo, l’Europa dipende in larga misura dagli approvvigionamenti energetici esteri. In particolare da quelli russi. La situazione attuale però ci impone di tagliare al più presto questo cordone e trovare un’alternativa.

Abbiamo bisogno di nuove politiche energetiche che ci permettano, da una parte, di raggiungere l’indipendenza dagli approvvigionamenti esteri di energia. E dall’altra di non rinunciare o stravolgere gli obiettivi della transizione ecologica, essenziale per il futuro delle prossime generazioni.

Un debito comune europeo per l’energia

Ecco perché sono dell’avviso che per risolvere questa crisi energetica sia necessario mettere a punto il prima possibile un Energy Recovery Fund che sostenga le grandi e strategiche filiere produttive e consenta al tempo stesso una transizione verso fonti energetiche rinnovabili più veloce e sostenibile.

Sul modello del Next Generation Eu, l’Unione europea dovrebbe prevedere la creazione di un piano energetico, finanziato con un debito comune europeo.

Abbiamo già visto, durante la pandemia, quanto l’Unione europea può essere forte, se mette da parte egoismi e interessi particolari. L’UE ambisca alla piena condivisione dei rischi e degli obiettivi.

Solo così potrà continuare a perseguire tutti gli sforzi compiuti per avviare la ripartenza post-Covid.

Chiedo quindi un tetto al prezzo del gas, energy bond, diversificazione delle fonti energetiche per sostenere l’industria italiana ed europea.  Di fatto, un nuovo assetto delle fonti energetiche nel quale le rinnovabili devono avere un ruolo centrale.

 

 

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, non iscritti.
Le opinioni espresse sono di responsabilità esclusiva dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale del Parlamento europeo.

 

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