La politica industriale che fa bene all’UE e all’Italia

Industria acciaio

La transizione energetica è un passaggio importante dello sviluppo dell’Europa e dell’Italia nell’era post pandemica. Essa avrà un forte impatto sul lavoro e sulla società. Sono convinta che la trasformazione energetica – il passaggio dunque dalle fonti fossili a quelle rinnovabili – sia prioritaria.

Al contempo, ribadisco la necessità che le politiche ambientali non siano semplicemente “calate dall’alto”. Lo hanno giustamente denunciato i nostri agricoltori e allevatori. Esse devono essere il frutto di un dialogo aperto e costruttivo con i territori, le imprese e la società civile.

Per perseguire le azioni di adattamento e mitigazione del cambiamento climatico, occorrono misure equilibrate, monitorabili e realistiche; altrimenti corriamo il rischio di non riuscire a realizzare nessuno degli ambiziosi obiettivi del Green Deal e dell’Accordo di Parigi del 2015, mettendo così a repentaglio il futuro del nostro Pianeta e quello delle prossime generazioni.

La politica dunque deve porre obiettivi chiari, tenendo presente l’impatto sociale ed economico e portare avanti un’adeguata strategia industriale. Da anni però l’Italia non ne ha adottata una. In Europa invece è indispensabile accelerare sul processo d’integrazione perché le politiche ambientali non siano fonte di malcontento e di sperequazioni.

UNA PREMESSA NECESSARIA: IL CASO DI AST

La premessa sulla qualità delle politiche ambientali è fondamentale per sgombrare il campo dalle polemiche e sottrarlo ai negazionisti della crisi climatica. Molti di voi sanno che mi sono occupata anche di politiche industriali e ambientali durante il mio mandato da europarlamentare.

In questa legislatura europea, ho assunto l’impegno di impedire la cessione del polo siderurgico di Terni, quando Acciaierie Speciali stava per essere acquistata dalla Thyssenkrupp senza alcuna garanzia di rilancio. Sono riuscita a portare all’attenzione delle Istituzioni Ue e nazionali la questione di AST, con l’obiettivo di tutelare, da una parte, centinaia di posti di lavoro, e dall’altra, agevolare il rilancio del polo siderurgico, possibile soltanto attraverso la trasformazione green.

AST-ARVEDI, IN ARRIVO LE RISORSE PER LA TRASFORMAZIONE GREEN

Quando Arvedi ha acquistato AST, ho pensato che si sarebbero aperte nuove possibilità per il polo siderurgico ternano. Voglio continuare a crederci. Sicuramente, la cessione a una società italiana è stata una scelta intelligente in un mercato in crisi, principalmente, a causa della concorrenza sleale dei paesi terzi che producono acciaio di bassa qualità e a basso prezzo e altamente inquinante.

Eppure ho trovato subito incomprensibile il ritardo con cui Arvedi ha presentato il piano di rilancio del polo siderurgico, nonostante gli annunci roboanti sulla transizione energetica del polo siderurgico. Incomprensibile anche la lentezza con la quale si è mossa la regione Umbria nell’ultimi due anni.

Mentre è notizia recente che il governo italiano può finalmente procedere alla firma dell’Accordo di programma col Gruppo Arvedi, intanto, già da un paio di mesi la Commissione europea ha messo sul tavolo risorse importanti per sostenere la trasformazione energetica dei poli siderurgici europei, compreso quello di Ast. Senza tenere conto i soldi europei messi a disposizione con il Pnrr.

La Commissione europea ha approvato il regime italiano di aiuti di Stato da 550 milioni di euro a sostegno degli investimenti per l’uso dell’idrogeno nei processi industriali per favorire la transizione verso un’economia a zero emissioni nette. Di queste, circa 300 milioni sono destinati ad AST.

L’AZIONE DELL’UE A SOSTEGNO DELL’INDUSTRIA

L’Unione europea sta mettendo a disposizione ingenti risorse per accelerare la transizione energetica, soprattutto, perché l’industria hard to abate come quella siderurgica, o ad esempio quella chimica, che produce tonnellate di gas serra responsabili dell’aumento delle temperature a livello mondiale ma anche della scarsa qualità dell’aria nei territori in cui sono operano.

Accanto ai finanziamenti, l’UE ha adottato tutta una serie di politiche strategiche per sostenere i settori produttivi nella riduzione dell’impatto ambientale, nella concorrenza con i paesi terzi che hanno standard meno stringenti o non ne hanno adottati affatto, e infine, nel fare fronte all’IRA statunitense varato dall’amministrazione democratica.

Grazie infatti al Temporary Crisis and Transition Framework, una deroga al quadro di aiuti di Stato per far fronte alla crisi energetica, oggi realtà come quelle di AST possono contare sulle risorse europee aggiuntive. Trattandosi comunque di aiuti di Stato – su cui normalmente esiste un divieto assoluto per salvaguardare la concorrenza leale tra i paesi europei del mercato unico – il Paese che intende investire deve chiedere l’approvazione alla Commissione europea.

Nel caso dell’Italia, la richiesta è stata fatta per sostenere gli investimenti che consentono la sostituzione del metano e di altri combustibili fossili con idrogeno rinnovabile, che può essere combinato con l’elettrificazione o con significativi miglioramenti dell’efficienza energetica nei processi industriali.

Una opportunità per il polo siderurgico ternano che la proprietà e gli enti locali coinvolti, nello specifico la regione, devono saper sfruttare!

UN’INDUSTRIA CON MENO EMISSIONI E PIÙ COMPETITIVA

Oltre alla deroga sugli aiuti di Stato, l’UE ha lavorato su due regolamenti strutturali per favorire non solo l’economia a zero emissioni, ma anche per riportare in Europa la produzione industriale di tecnologie verdi e favorire investimenti in Europa. I due regolamenti sono il Net-Zero Industry Act (NZIA) e STEP.

  • STEP è la nuova piattaforma di finanziamenti che permetterà alle imprese, tramite una certificazione, di ottenere più facilmente finanziamenti europei da programmi esistenti (Horizon, InvestEU, Fondo per l’innovazione, coesione, RRF) e di cumulare diverse fonti di finanziamento.
  • NZIA contribuirà a rafforzare la capacità produttiva europea di tecnologie a zero emissioni nette e a superare gli ostacoli all’aumento della capacità produttiva in Europa. Le misure del regolamento aumenteranno la competitività della base industriale tecnologica a zero emissioni e miglioreranno la resilienza energetica dell’UE.

IL MIO IMPEGNO IN EUROPA PER I TERRITORI

La difesa della produzione degli acciai speciali ha rappresentato una delle mie principali battaglie politiche di questi anni. Mi sono infatti battuta perché anche i prodotti siderurgici di alta qualità fossero inseriti nel meccanismo della tassa sul carbonio alla frontiera (il cosiddetto Regolamento CBAM).

In questo modo, ho difeso gli interessi dell’industria europea, in generale, e italiana, in particolare, dalla concorrenza dei paesi terzi che non sono sottoposti agli stessi standard ambientali previsti dall’Unione. L’esclusione da tale sistema, infatti, avrebbe messo in grave pericolo moltissimi posti di lavoro e la sopravvivenza di Acciai Speciali Terni.

La decarbonizzazione di settori come quello dell’acciaio è diventata una priorità europea e beneficia adesso di agevolazioni sia normative che economiche.

Al Parlamento europeo, sono stati i Socialisti a battersi per rendere meno inquinanti settori ad alta densità di emissioni, includendoli nei regolamenti NetZero e Step, fondamentali per aiutare le imprese europee e quelle italiane a realizzare la transizione energetica. Grazie all’accesso a maggiori finanziamenti diretti e autorizzazioni semplificate.

Assicurare che la produzione di acciaio resti in Europa non è ritenuta solo una questione ambientale ma in primo luogo una necessità per assicurare l’autonomia e la resilienza delle supply chain europee e per evitare la dipendenza da paesi terzi come la Cina, la Turchia e l’India. Tasselli fondamentali di una politica industriale lungimirante, che non sia sempre il frutto amaro di crisi ed emergenze già esplose.