Comunicati stampaLavoroLavoratori piattaforme, direttiva efficace: non lasceremo soli 24 mln di rider

6 Dicembre 2021
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Negli ultimi dieci anni, il numero dei lavoratori delle piattaforme è cresciuto più di quanto il nostro Paese e l’Europa si aspettassero. Questo modello di business, ribattezzato oltreoceano come Gig Economy o economia del lavoretto, si basa tutto sul boom delle app e del digitale.

La sua diffusione nell’Unione è sempre più capillare. Anche in Italia le fila dei rider è prossimo al milione. Eppure persiste un vuoto normativo che i tribunali degli Stati membri fanno sempre più fatica a colmare. C’è però un elemento che sta emergendo con chiarezza. I lavoratori delle piattaforme devono avere gli stessi diritti e le stesse tutele di tutti gli altri.

Il fatto che sia un algoritmo a determinare modalità e tempi di lavoro non può costituire più una penalizzazione.

Lavoratori piattaforme, la direttiva è efficace

Basta manipolazioni nel mercato del lavoro europeo. La proposta di direttiva sui lavoratori delle piattaforme che la Commissione europea varerà mercoledì prossimo (8 dicembre 2021, ndr) coprirà un vuoto normativo che ha lasciato ampio spazio allo sfruttamento, agli abusi e alla precarietà.

Queste misure interesseranno una platea di circa 24 milioni di lavoratori europei. Un numero sempre più crescente che è passato dal 9,5% a circa l’11% della forza lavoro dell’UE tra il 2017 e il 2018. E che è aumentato a dismisura durante la pandemia.

Dalle prime indiscrezioni pubblicate la Commissione europea sembra seguire le linee guida votate lo scorso settembre dal Parlamento europeo nel rapporto Brunet che riconosce i lavoratori piattaforme come lavoratori subordinati. È questa la grande novità recepita dalla Commissione.

Le nostre proposte

Fra le nostre proposte che la direttiva deve fare propria per essere davvero efficace ci sono:

  • una assicurazione contro gli infortuni;
  • la trasparenza degli algoritmi che disciplina i turni e i carichi di lavoro;
  • l’inversione dell’onere della prova in capo alle aziende.

I lavoratori delle piattaforme digitali non sono dei lavoratori di serie B, i loro contratti di lavoro devono essere in linea con quelli degli altri dipendenti e i loro diritti non possono essere riconosciuti dai Tribunali dopo anni di battaglie giudiziarie.

Finora in Europa c’è stata una vera e propria Babele dei diritti, con una anarchia giuridica che ha portato al riconoscimento delle coperture sociali e previdenziali a macchia di leopardo fra gli Stati membri. È arrivato il momento di uniformare i diritti dei lavoratori in tutti i Paesi membri riconoscendo come linea rossa invalicabile alcuni diritti fondamentali minimi.

Quando la proposta di direttiva arriverà al Parlamento europeo, il Movimento 5 Stelle lavorerà affinché le due transizioni in corso, quella ambientale e quella digitale, non lascino nessun cittadino indietro. Equità sarà la nostra parola chiave

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