NewsAfghanistan, l’Ue guidi la comunità internazionale per proteggere i civili

22 Agosto 2021
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Dopo 20 anni l’Afghanistan torna nelle mani dei Talebani, gruppo fondamentalista islamico sunnita. Il ritiro delle truppe americane e degli alleati Nato sta avvenendo nel peggiore dei modi tra caos e violenze.

Ritengo che si sia aperto un grande vuoto soprattutto sul rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali delle migliaia di donne, uomini, minoranze e attivisti e attiviste che, in tutti questi anni, hanno tentato di battersi contro il ritorno dell’Islam ortodosso.

Ho seguito subito con apprensione l’ingresso dei Talebani a Kabul, il 15 agosto scorso. Le immagini strazianti all’aeroporto internazionale, dove centinaia di civili hanno immediatamente tentato la fuga dal Paese, credo che non possano lasciarci indifferenti.

Come possiamo voltare le spalle alle centinaia di persone terrorizzate, pronte a tutto pur di sfuggire dalle mani dei Talebani, persino aggrapparsi al velivolo Us Air Force C-17, poco prima del decollo con la mera illusione di poter mettersi in salvo?

 

Afghanistan, l’Ue si assuma le sue responsabilità

Dinanzi a inaccettabili violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali, sono convinta che l’Unione europea debba agire come attore geopolitico. Per farlo, però, tutti gli Stati membri devono collaborare e restare uniti.

Questo è l’unico modo per potere acquisire e costruire una leadership forte che guidi la comunità internazionale con lo scopo primario di tutelare donne, uomini e bambini afghani in cerca di asilo.

Come portavoce ed eurodeputata del MoVimento 5 Stelle al Parlamento europeo, sin dal principio ho sostenuto la necessità di una riunione straordinaria del Consiglio Ue per avviare i corridoi umanitari nel più breve tempo possibile.

Sono d’accordo con la posizione assunta dall’Italia. L’approccio europeo deve basarsi su una strategia condivisa partendo dalla gestione comune dell’accoglienza dei rifugiati afghani. In particolare: collaboratori, donne e giovani costrette ora a rinunciare al loro futuro. Senza istruzione, lavoro e la libertà di partecipare alla vita della società civile.

L’Unione europea e la comunità internazionale non possono voltare le spalle alla popolazione afghana. Ricordo che il rispetto della libertà e dei diritti fondamentali sono per noi valori fondanti. Il nostro dovere è cooperare, quanto possibile, per proteggere la popolazione afghana che non vuole arrendersi a un futuro di oscurantismo. Quello che sembra in questo momento prevalere dalle dichiarazioni ma anche dalle azioni dei Talebani.

Per questo ho trovato ancora più gravi e offensive le dichiarazioni del presidente sloveno, Janez Jansa, che senza consultare nessuno ha detto che l’Unione europea non aprirà alcun corridoio umanitario per i rifugiati afghani. Credo siano parole indegne dei valori su cui si fonda l’Europa e che non debbano trovare alcun seguito.

 

 

 

L’avanzata dei Talebani e la conquista del Paese

Condivido invece la posizione della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Ha ribadito infatti il dovere dell’Unione europea di accogliere i rifugiati afghani, chiedendo però la piena collaborazione di tutti i Paesi che hanno operato in questi anni in Afghanistan. Sono cosciente del fatto che questa crisi, oltre a rappresentare una minaccia per i diritti e le libertà di milioni di persone, è divenuta il centro di equilibri geopolitici delicati ai quali bisogna prestare estrema attenzione.

La débâcle in Afghanistan, come racconta il Long War Journal, è avvenuta in soli tre mesi generando una nuova crisi politica e umanitaria.  A partire da maggio, i Talebani hanno iniziato la loro avanzata, distretto dopo distretto, dopo avere incontrato una scarsissima opposizione militare da parte dell’esercito regolare afghano. In questi 20 anni, addestrato dagli alleati.

Il gruppo islamista ha conquistato, in una sola settimana, Kandahar, Ghazni, seconda città del Paese – in cui è molto alta la presenza di Al-Qaeda – Qala-i-Naw, nella provincia di Badghis, verso Herat, Saranj e altri 13 capoluoghi di provincia e nove province. Fino alla Capitale Kabul. Dove il 15 agosto scorso ha fatto il suo ingresso nel palazzo presidenziale brandendo le armi. E mettendo da parte in modo teatrale e simbolico la bandiera dell’Afghanistan.

La volontà dei Talebani è piuttosto chiara. Credo che non si possa sostenere il contrario.

Dinanzi a un Emirato islamico, al rifiuto del modello dello Stato democratico e alla restaurazione della legge della Sharìa per comprimere i diritti umani e cancellare le libertà fondamentali, l’Ue ha il dovere di mettere in atto quella Autonomia Strategica dell’Unione rispetto alla attività della Nato, al fine di costruire una sicurezza e difesa comune. E, soprattutto, rilanciare la difesa dei principi e dei valori delle democrazie liberali.

Sono convinta che sia cruciale rafforzare i rapporti nell’ambito del G7 sulla questione Afghanistan, ma credo anche che il G20 sia un contesto ancor più appropriato per potere agire seriamente rispetto a questa crisi politica e umanitaria.

 

Afghanistan, la resa tra caos e violenze

La resa di Kabul, assieme all’ex presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani fuggito in Tagikistan, non ha purtroppo aiutato a evitare violenze o spargimenti di sangue. Tanti i civili che sono morti all’aeroporto di Kabul nel solo tentativo di fuggire. Mentre donne e uomini, scesi in piazza il giorno dell’Indipendenza, sventolando la bandiera dell’Afghanistan, sono stati presi di mira dai Talebani.

Per ora sappiamo che il responsabile della provincia afghana di Badghis, vicino a Herat, è stato giustiziato dal gruppo islamista perché aveva collaborato con i contingenti italiano e statunitense.

Inoltre che molte donne, nel tentativo disperato di mettere in salvo i propri figli, hanno lanciato oltre il filo spinato dell’aeroporto di Kabul i bambini nelle braccia dei soldati americani. Infine, che diversi attivisti e attiviste sono state picchiate e punite dai Talebani.

Il completo ritiro del contingente occidentale dall’Afghanistan dovrebbe avvenire entro il 31 agosto.

Afghanistan, il ritiro dell’Occidente e gli equilibri politici

Intanto, la Cina ha dato il via a “rapporti amichevoli” con i Talebani. Il gruppo islamista formerà un nuovo governo, quando tutte le truppe straniere lasceranno il Paese. Mentre Iran e Russia hanno avviato il dialogo con il gruppo fondamentalista.

La posizione assunta dal nostro Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, al Consiglio Affari Esteri straordinario, convocato il 17 agosto scorso, mi trova d’accordo. «Come Occidente non possiamo esimerci da una riflessione approfondita sugli errori commessi e sulle lezioni da apprendere dall’intervento ventennale in Afghanistan». Indubbio che fosse necessario mettere un punto alla presenza dei soldati americani e degli alleati nel Paese.

Ma è altrettanto vero che questa crisi internazionale ci mette davanti agli occhi una verità ineludibile: la nascita e la costruzione di uno Stato dalle ceneri di un regime non possono essere affidate esclusivamente alle forze armate. Perché non è bastato. Coinvolgere sin da subito la società civile, impegnandosi a mettere in piedi un vero e proprio argine sociale e culturale alla ortodossia e agli interessi dei Talebani, avrebbe potuto, credo, fare invece la differenza.

Voglio ricordare l’importante attività svolta dal nostro contingente, in particolare nella provincia di Herat. E i soldati, 54 in totale, che hanno perso la vita in questa lunga guerra.

Credo che sia importante iniziare a tracciare un bilancio sul ruolo che gli Stati Uniti e gli alleati Nato hanno ricoperto in tutto il mondo arabo negli ultimi vent’anni. Ma ritengo anche che più che guardare al passato d’ora in poi sia importante tracciare il cammino futuro.

Per l’Italia e per l’Unione europea resta imprescindibile la difesa dei diritti fondamentali. Non possiamo abbandonare né le donne né tutti i civili che in questo ventennio si sono esposti per costruire un Afghanistan diverso. Lontano dal modello imposto dai Talebani.

Questo obiettivo deve essere chiaro. E d’ora in avanti dovremo perseguirlo in tutti i contesti possibili. Senza esitare.

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