LavoroNewsDirettiva CAE, il mio impegno per assicurare la democrazia sul lavoro

23 Agosto 2021
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Credo che l’opinione pubblica italiana ed europea conosca poco la Direttiva sui Comitati Aziendali Europei (CAE). Sto parlando di uno strumento, quello dei Comitati aziendali europei, molto importante per garantire la democrazia nei luoghi di lavoro.

«Buonasera, a seguito della riduzione delle attività, lei sarà dispensato dalle sue mansioni. Il trattamento economico verrà garantito con gli strumenti previsti dalla legge. Cordiali saluti».

Si è interrotto così, con un sintetico e inaspettato messaggio su WhatsApp, il rapporto di lavoro tra centinaia di dipendenti e due grandi aziende, GKN e Logista Spa. Entrambe hanno avviato licenziamenti collettivi anche approfittando delle ferie estive.

Da un giorno all’altro, il futuro di questi lavoratori e delle loro famiglie è stato travolto dall’incertezza e dalla rabbia.

 

Delocalizzazioni, è ora di affrontare il problema

Ho motivo di pensare che situazioni come queste tenderanno a diventare sempre più frequenti. Dopo l’accordo tra il governo e Confindustria sui licenziamenti collettivi, con la fine della moratoria, per molti settori ora si apre una fase delicata. Nonostante i dati positivi, la ripresa post-Covid si scontra con scellerate logiche aziendali.

L’Italia e l’Europa sono ripartite: all’inizio del mese di luglio, infatti, la Commissione europea ha dimostrato grande ottimismo, prevendo una crescita dell’Eurozona pari al 4,8% nel 2021 e al 4,5% nel 2022. Per l’Italia la prospettiva di crescita è stimata invece attorno al 5%.

L’immagine di un’Italia che si lascia alle spalle la crisi innescata dal Covid-19, è offuscata in parte dalle ultime vicende. A dimostrazione che le delocalizzazioni costituiscono un problema che va affrontato prima che sia troppo tardi per la nostra economia e quella europea.

Secondo Eurostat, nel periodo compreso tra il 2001 e il 2006, in Europa il 16% delle aziende ha trasferito in tutto o in parte la produzione in Paesi terzi. In Italia, tra il 2009 e il 2015, 35.000 aziende hanno delocalizzato in un altro Stato.

 

 

Direttiva CAE, cosa non funziona ancora?

In questo contesto, la direttiva 2021/2005 INI sui Comitati aziendali europei potrebbe giocare un ruolo decisivo. In breve, il CAE è un organismo di rappresentanza. Istituito per lo scambio d’informazioni e la consultazione dei lavoratori all’interno delle imprese dislocate in due o più Stati e nei gruppi societari con una dimensione comunitaria.

I Cae infatti possono essere costituiti dalle aziende o da gruppi, i quali presenti in più paesi europei, hanno più di mille dipendenti in almeno uno Stato Ue. E almeno 150 lavoratori in almeno due Paesi membri.

Al Parlamento europeo, sono al lavoro per apportare tutti i miglioramenti necessari al testo della direttiva. I CAE infatti sono un ottimo strumento per ripristinare la democrazia sui luoghi di lavoro, dare spazio ai lavoratori non solo nel caso di una multinazionale che da un giorno a un altro decide di delocalizzare all’estero o in un Paese dell’Est Europa ma anche quando la salute, la sicurezza o i più elementari diritti dei lavoratori sono messi a rischio da scelte aziendali unilaterali ed egoistiche.

Nell’intenzione del legislatore europeo, i CAE dovrebbero rappresentare il fulcro delle attività e delle scelte operate dalle grandi aziende nel mercato unico.

Nei CAE è previsto che avvenga lo scambio costante di informazioni fra lavoratori per combattere e prevenire l’adozione di comportamenti scorretti da parte dei gruppi societari. Scelte che spesso generano la concorrenza sleale tra gli stessi lavoratori. Oppure nel peggiore dei casi gravi distorsioni del mercato.

L’attività di revisione del testo della direttiva CAE è iniziata nel 2009, quando sono stati apportati i primi chiarimenti. Però insufficienti. Dal momento che la maggior parte dei CAE costituiti nelle grandi aziende si sono rivelati inadatti a fornire ai lavoratori tutte le informazioni  e le garanzie dovute nel caso di cambiamenti o ristrutturazioni economiche.

 

Direttiva CAE, le mie proposte per migliorarla

In più occasioni infatti abbiamo potuto constatare che le legislazioni nazionali ambigue e contradditorie hanno consentito a molte aziende di non applicare i diritti di partecipazione che spetterebbero a migliaia di lavoratori.

Il mio impegno al Parlamento Ue da sempre verte sul lavoro e sui diritti dei lavoratori. I CAE sono un elemento fondamentale del “modello sociale europeo”, dal momento che riflettono l’importanza della rappresentanza, della partecipazione e del dialogo sociale negli ambienti di lavoro.

Per questo sono stata sin dal principio d’accordo sulla necessità di rivedere la direttiva del 2009. Per renderla più adeguata alle nuove necessità di lavoratori e aziende. Il progetto attualmente al vaglio del Parlamento europeo sostiene un nuovo quadro sull’informazione, la consultazione e la rappresentanza dei dipendenti a livello dei consigli di amministrazione.

Gli emendamenti presentati al progetto di relazione hanno tutti lo scopo di porre rimedio alle inefficienze dell’attuale direttiva. Nello specifico, ho insistito affinché si risolvano al più presto le situazioni di dumping sociale e salariale poste in essere dalle multinazionali che contribuiscono a svilire la partecipazione dei lavoratori alla vita aziendale.

Un altro punto che ho ritenuto doveroso sottolineare è stato la necessità di definire un sistema sanzionatorio europeo armonizzato che sia proporzionato, efficace e dissuasivo. Tale meccanismo di sanzioni deve potersi applicare all’intera filiera, compresi i subappalti, al fine di garantire il rispetto dei diritti di tutti i lavoratori.

 

Direttiva CAE, la mia richiesta per colmare anche il divario di genere

Credo che sia necessario prestare particolare attenzione alla presenza delle donne, al fine di eliminare il divario di genere anche nell’ambito di applicazione della direttiva CAE.

In particolare, è importante che venga sbloccata in Consiglio la proposta sull’equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in Borsa. La discussione in Parlamento sulla direttiva CAE proseguirà nei prossimi mesi.

Continuerò a denunciare l’atteggiamento di tutte quelle multinazionali che operano senza tenere conto delle conseguenze sociali ed economiche delle loro scelte.

All’alba della ripartenza post-pandemia, con tutte le grandi sfide che ci attendono, dobbiamo chiederci quale Europa vogliamo scegliere per il nostro futuro prima di trovarci costretti a dovere affrontare, inermi, tante altre vicende come quelle della GKN e Logista Spa.

 

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, membro non iscritto.
Le opinioni espresse sono di responsabilità esclusiva dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale del Parlamento europeo.

 

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