Futuro dell'EuropaNewsLa ‘battaglia del grano’, subito corridoi verdi: il mondo ha fame!

1 Giugno 2022
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Il conflitto russo-ucraino è anche un conflitto alimentare, che rischia seriamente di affamare il mondo. Da mesi, 22 milioni di tonnellate di grano restano bloccati al porto di Odessa in grandi silos. Il presidente russo, Vladimir Putin, ricatta l’Europa ponendo, come condizione per lo sblocco delle navi che dall’Ucraina, passando per il Mar Nero, dovrebbero esportare il grano verso altri Stati, il ritiro di tutte le sanzioni.

Rischio fame per miliardi di persone

Con 100 giorni di incessante conflitto, il mondo rischia seriamente la fame. E con essa, l’esplosione di nuove tensioni sociali ed economiche, che aggraveranno le condizioni di vita di miliardi di persone le quali, prima di questa guerra, erano costrette a fare i conti con continue crisi alimentari e carestie.

Tanti paesi mediorientali e nordafricani sono diventati fortemente dipendenti dall’export di grano ucraino e russo. Da soli non possono soddisfare la domanda interna e così nei prossimi mesi la prospettiva che queste popolazioni non possano più acquistare né farina né pane è sempre più realistica.

Una situazione per Stati in crisi, come il Libano, o in guerra, come lo Yemen, già molto complessa a cui si sono aggiunti l’aumento del costo delle materie prime, iniziato nel post pandemia, e da tempo gli effetti del cambiamento climatico.

Il Programma alimentare mondiale (WFP) delle Nazioni Unite, cinque anni fa aveva stimato un aumento del numero delle persone a «rischio immediato» per povertà e per carenza di cibo. Allora il mondo non aveva problemi con le riserve di cereali eppure il prezzo era già in costante risalita, assottigliando il numero di paesi che potevano permettersi di acquistarli. La guerra dunque si sta abbattendo su un situazione alimentare a livello globale già molto precaria.

Situazione difficile anche per l’Italia

Non mancano difficoltà anche per l’Italia che importa il 64% del fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 53% del fabbisogno di mais di cui allevatori e aziende hanno bisogno per l’alimentazione del bestiame dall’Ucraina. Secondo Coldiretti, l’Italia ha acquistato da Kiev 122 milioni di chili di grano tenero per la panificazione e 785 milioni di chili di mais solo nel 2021! L’Italia però è in difficoltà anche per le forniture di fertilizzanti e pesticidi che importa dalla Russia.

Il blocco delle navi al porto di Odessa

Il blocco delle esportazioni di grano da parte della Russia è un ricatto inaccettabile. Questa battaglia, che l’Unione europea deve vincere per evitare che i paesi più poveri del mondo si ritrovino affamati, le famiglie europee senza scorte di cibo e le imprese in ginocchio, è anche una questione di credibilità.

L’Europa non deve cedere a Vladimir Putin ritirando le sanzioni. L’UE deve lavorare per creare in tempi brevi ‘corridoi verdi’ per il grano, il mais e le altre materie prime prodotte in Ucraina.

La quasi totalità del grano ucraino transita dal porto di Odessa. L’area di mare intorno alla città è stata in buona parte minata dall’esercito ucraino per impedire alle navi da guerra russe di invadere il porto, mentre la marina militare russa ha bloccato parte del Mar Nero impedendo alle navi commerciali di transitare.

Oggi più della metà del grano ucraino raccolto lo scorso anno è ancora nei silos. Tra poche settimane, dovrà essere raccolto quello maturato nei campi. Senza silos a disposizione per conservarlo, il rischio è che tonnellate di prodotto vadano perdute.

In ogni caso, la guerra ha danneggiato l’economia ucraina. Il ministero dell’Agricoltura ha fatto sapere che il raccolto, quest’anno, sarà comunque inferiore del 20-30 per cento rispetto a quanto stimato. Molti campi si trovano in zone di guerra, e anche là dove non si combatte mancano forza lavoro, combustibile, acqua e infrastrutture per portare a termine i raccolti.

Subito corridoi verdi

Oltre tre mesi fa, al Parlamento europeo, abbiamo chiesto dei corridoi verdi per impedire che il grano resti bloccato in Ucraina o venga perduto. Un paio di settimane fa, la Commissione UE ha presentato un Piano d’azione sull’export dei prodotti dall’Ucraina che contiene una strategia duplice.

Da un lato, l’UE punta nell’immediato a sbloccare le rotte commerciali per il grano, il mais e altri beni di prima necessità; dall’altro, mira a una strategia di medio-lungo periodo nella prospettiva che l’Ucraina entri a far parte del mercato unico europeo.

Il Piano della Commissione tra breve e lungo periodo

Nell’immediato, il Piano della Commissione chiede agli operatori di mettere a disposizione veicoli supplementari. Al fine di conciliare domanda e offerta, l’Unione europea è pronta a istituire una piattaforma logistica. Gli Stati membri dovranno indicare degli snodi collegati ai corridoi verdi (su gomma o su rotaia).

Nel lungo periodo, invece, occorrerà agire per collegare e integrare meglio l’infrastrutture ferroviaria e autostradale ucraine a quelle europee. Lasciando così alle navi, l’export di grano, mais, semi di girasole destinato ai paesi extra UE.

Il Piano della Commissione europea è ambizioso ma gran parte della sua attuazione dipende da almeno due fattori. Il primo riguarda il cessate il fuoco, condizione importante perché i corridoi verdi funzionino al cento per cento. Il secondo, invece, dipenderà dal tempo necessario perché l’Ucraina diventi ufficialmente Stato membro dell’Unione europea. Un percorso che, come ho già raccontato in un altro editoriale, non è affatto immediato.

Cessate il fuoco condizione essenziale per i corridoi verdi

Credo che arrivare il prima possibile a un cessate il fuoco o a una tregua sia una condizione essenziale perché il Piano della Commissione UE funzioni. Mosca punta a conquistare l’Est dell’Ucraina. E a controllare gli sbocchi sul mare. Due ragioni queste, per le quali lo sblocco del porto di Odessa sarà molto complesso.

I corridoi verdi si pongono dunque come una valida alternativa a questo stallo. Anche perché, non dimentichiamolo, la guerra sembra destinata a durare a lungo e una delle priorità deve essere quella di evitare una crisi alimentare, a tutti i costi.

 

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