LavoroNewsParità retributiva, ce l’abbiamo fatta! Sì del Parlamento UE: “KO” per Fd’I

7 Aprile 2022
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In Europa persiste un problema di parità retributiva tra donne e uomini ma il partito di Giorgia Meloni rema contro la direttiva europea votata in Commissione Occupazione e Affari sociali lo scorso 17 marzo.

L’iter di approvazione ha infatti subito una brusca frenata. Sono state raccolte 113 firme contrarie al testo della legge Ue, tra le quali figurano anche quelle dei parlamentari di Fratelli d’Italia.

Ne ho parlato in un’intervista a La Notizia.

𝗢𝗻𝗼𝗿𝗲𝘃𝗼𝗹𝗲, 𝗿𝗶𝗮𝘃𝘃𝗼𝗹𝗴𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗹 𝗻𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼: 𝗰𝗼𝘀’𝗲̀ 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗢𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲?

Pochi giorni dopo l’8 marzo, la Commissione Occupazione e Affari sociali del Parlamento europeo ha approvato con 65 voti favorevoli e 16 contrari la direttiva sulla ‘parità di retribuzione’, un problema reale di cui ci si ricorda solo il giorno della festa delle donne. In Europa le donne guadagnano in media il 13% in meno degli uomini. In Italia questa cifra è un po’ più bassa se si considera la retribuzione media oraria, ma questo dato è fuorviante perché i divari retributivi più bassi tendono ad essere collegati, tra l’altro, a una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Secondo i dati Eurostat, nel nostro Paese il tasso di occupazione femminile nel 2020 era tra i più bassi dell’UE, al 52,7%, con una concentrazione femminile nei settori a basso reddito. Inoltre c’è un ulteriore campanello d’allarme: i dati INPS dicono che le pensioni delle donne sono in media più basse del 27% rispetto a quelle degli uomini e questa disparità nasce nei luoghi di lavoro. Bisogna intervenire.

𝗘 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗹𝗼 𝗳𝗮?

La proposta della Commissione europea era buona ma noi con il nostro lavoro l’abbiamo ulteriormente migliorata. All’interno dei compromessi raggiunti dai gruppi politici ci sono tutti i 38 emendamenti presentati dal Movimento 5 Stelle. È stata allargata la platea di lavoratrici coinvolte dall’ambito di applicazione della direttiva visto che è stata abbassata a 50 dipendenti la soglia delle aziende coinvolte rispetto ai 250 inizialmente previsti dalla Commissione, inoltre è passato anche un importante elemento di trasparenza riguardante l’obbligo di pubblicare negli annunci di lavoro il livello retributivo relativo alla posizione aperta. Basta offerte di lavoro in bianco, è una questione di trasparenza ma anche di rispetto verso i lavoratori. Questo testo era stato approvato in Commissione con una procedura accelerata che bypassa il voto d’aula, ma sono state raccolte 113 firme che invece riaprono il capitolo e settimana prossima la plenaria si pronuncerà.

𝗧𝗿𝗮 𝗰𝗵𝗶 𝘀𝗶 𝗲̀ 𝗼𝗽𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗰’𝗲̀ 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗙𝗱𝗜 𝗻𝗼𝗻𝗼𝘀𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝘀𝗶𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝘁𝗼 𝗴𝘂𝗶𝗱𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗮 𝗹𝗲𝗮𝗱𝗲𝗿 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗮. 𝗖𝗵𝗲 𝘀𝗽𝗶𝗲𝗴𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗶 𝗲̀ 𝗱𝗮𝘁𝗮?

Non me lo spiego. Abbiamo oggi una opportunità che è quella di una effettiva parità salariale fra uomini e donne. C’è fretta di iniziare i triloghi con il Consiglio che come è noto ha posizione conservatrici, basti pensare che in alcuni Paesi il divario salariale è enorme: in Germania al 18,3%, in Austria al 18,9% e in Lettonia al 22,3%. Dobbiamo fermare queste odiose discriminazioni.

𝗟𝗮 𝗠𝗲𝗹𝗼𝗻𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗼𝗿𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮 𝗱𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮. 𝗦𝗶 𝗽𝗼𝘁𝗲𝘃𝗮 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝘃𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝘀𝘂𝗼𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗱𝗲𝗽𝘂𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗲 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗻𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲…

Con la loro firma tre europarlamentari di Fratelli d’Italia hanno contribuito a riaprire una partita che era chiusa in Commissione. La Meloni si esprima e dica da che parte sta.

𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘃𝗼𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗿𝗮𝗹𝗹𝗲𝗻𝘁𝗲𝗿𝗮̀ 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗹’𝗶𝘁𝗲𝗿 𝗼 𝗽𝗿𝗲𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝗰𝗮 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝘃𝘃𝗲𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼? 𝗤𝘂𝗮𝗹𝗶 𝘀𝗮𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗶 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶?

Martedì prossimo ci sarà il voto. Gli europarlamentari voteranno per contestare il mandato negoziale e quindi per riaprire la lotteria degli emendamenti che lo indebolirebbe. Noi lo sosterremo convintamente.

 

Il Parlamento europeo approva a grande maggioranza la direttiva

Lo scorso 5 aprile, all’Eurocamera abbiamo votato il mandato negoziale che permette al Parlamento europeo di negoziare direttamente il testo con Commissione e Consiglio. La fase del cosiddetto “trilogo”.

Con 403 voti a favore, 166 contrari e 58 astenuti, la Plenaria di Strasburgo ha approvato la direttiva sulla trasparenza retributiva, così com’era uscita dalla Commissione Occupazione e Affari Sociali la settimana precedente.

Anche questa volta, anche durante il voto in Plenaria il partito di Giorgia Meloni ha votato contro la direttiva. Per Fratelli d’Italia i diritti delle donne sono carta straccia.

Nel frattempo, Meloni non ha ancora spiegato perché il suo partito non ha sostenuto questo testo che ritengo ambizioso e rigoroso, e necessario per combattere il gap salariale tra donne e uomini.

La leader di Fratelli d’Italia ha liquidato questo assurdo “no”, parlando di un testo ideologizzato. Parole.

Ritengo che sia vergognoso che nel terzo millennio ci siano ancora donne costrette a dovere scegliere tra la vita familiare e il lavoro, tra la cura dei figli o degli anziani e la carriera professionale.

Non è più accettabile che le donne percepiscano sempre meno degli uomini. In tanti casi, si tratta di salari da fame mentre restano confinate in specifici settori economici e produttivi.

Stereotipi e disuguaglianze trascurate negli anni hanno fatto pensare che tali settori dovessero essere una esclusiva prerogativa delle donne. Sbagliato.

Inoltre, il gap salariale ha forti ripercussioni sociali ed economiche: le donne, per colpa delle condizioni in cui oggi sono costrette a lavorare in Italia, percepiscono il 27% in meno di pensione rispetto agli uomini.

Tutti i paesi UE perdono ogni anno punti importanti di PIL, proprio perché le donne lavorano meno e lavorano in condizioni peggiori. Voltare pagina è possibile.

Spezzare la “catena” culturale che penalizza le donne è possibile. Questa direttiva, come ho già raccontato, contiene elementi di novità importanti. Il sì del Parlamento europeo a Strasburgo è una vittoria di cui vado fiera, anche come donna.

 

 

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, non iscritti.
Le opinioni espresse sono di responsabilità esclusiva dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale del Parlamento europeo.

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