PATTO DI STABILITA’, I 5S DARANNO BATTAGLIA IN EUROPA

Patto di Stabilità- Daniela Rondinelli

Onorevole Daniela Rondinelli, europarlamentare M5S, il Patto di stabilità e crescita anche per il 2022?

Assolutamente sì e nel frattempo dovremmo avviare urgentemente un confronto su come modificarlo. Il Patto di Stabilità è il retaggio di un’Europa che non c’è più. È stato sottoscritto dai Paesi membri dell’Unione europea nel lontano 1997 quando c’erano Chirac e Kohl. Allora i vincoli di bilancio avevano un senso storico perché l’Europa usciva con le ossa rotte dalla stagione dell’inflazione galoppante e della gestione ballerina dei conti degli anni ’80/’90. Adesso è a rischio la coesione sociale. La pandemia ha cambiato tutto ma ha reso indissolubile quel legame di solidarietà che dal dopoguerra a oggi unisce i popoli europei, ma serve un cambio di marcia.

Cosa accadrebbe se venissero ritirati oggi gli aiuti?

Uno scenario lunare. Su 27 Paesi membri ben 25 sarebbero fuori dai parametri, Bruxelles sarebbe costretta a chiedere politiche di austerity, tagli alle politiche sociali e ai servizi essenziali, aumenti delle tasse. Tutti rischierebbero la procedura di infrazione. Anche se la Commissione europea dovesse ammorbidire i criteri e proporre quindi un prolungamento della sospensione del Patto di Stabilità è evidente che non basta: bisogna riscrivere le regole. Oggi quello che manca all’Unione europea è concentrarsi sulle priorità del Patto che non sono solo appunto la stabilità ma anche la crescita che significa investimenti, sostenibilità ambientale, posti di lavoro e sostegno alle persone svantaggiate.

Gentiloni ha auspicato una riforma anche legislativa, e non solo interpretativa, delle regole che stanno alla base del Patto stesso. Ritiene che a Bruxelles, tra gli Stati, ci possa essere il consenso ad aprire il cantiere della revisione delle regole?

Gentiloni ha ragione quando afferma che una riforma interpretativa non basta. Lui ha perfettamente compreso la direzione da prendere, ma penso che abbia in parte le mani legate dal guardiano dell’austerità che è il Vicepresidente della Commissione Dombrovskis. Inoltre, in Europa alcuni Paesi come l’Olanda sono contrari alle modifiche dei Trattati e a inserire elementi espansivi nelle politiche fiscali e di bilancio e questo complica tutto. In definitiva si stanno scontrano due idee molto diverse su quello che è oggi l’Europa e quello che dovrebbe essere in futuro.

La pandemia ha stravolto le cose: molti paesi si trovano con deficit e debiti esplosi. Questo potrebbe agevolare la discussione e vincere le resistenze dei falchi?
Non aspettiamo che arrivi la crisi del debito, agiamo subito.  L’esperienza recente ci insegna che i falchi si sono ammorbiditi solo davanti alla morte di centinaia di migliaia di persone. Tutti ricordano con quanta fatica e dopo quante ore di negoziati Conte riuscì a strappare il Recovery Fund nel Consiglio europeo di luglio. Abbiamo visto che i falchi e l’austerità possono essere sconfitti e questo è il momento giusto per cambiare l’Europa.

Cosa non funziona nel Patto di stabilità così com’è?

Non funziona perché è impostato in nome di un sistema di governance focalizzato esclusivamente sugli aspetti macroeconomici, ossia il deficit pubblico che non deve superare il 3% del PIL e il debito pubblico che non deve superare il 60% del PIL. Il perseguimento di questi obiettivi ha generato le politiche di austerità.

Se le spese per i servizi essenziali, come la sanità e il sociale, fossero stati considerati investimenti e non come costi da tagliare, probabilmente oggi avremmo avuto migliaia di vittime in meno e un sistema più resiliente.

Si parla dell’adozione di una “green rule”, ovvero lo scorporo degli investimenti verdi dal calcolo del deficit e di limitare l’impatto sui parametri di tutti gli investimenti configurabili come “debito buono”. Secondo lei come andrebbe modificato il Patto?

La nostra proposta è quella di una ‘golden rule’ europea per gli investimenti sostenibili, che incida concretamente dal punto di vista ambientale ma anche sociale. Grazie a questa norma le spese sostenute attraverso l’emissione di debito aggiuntivo sarebbero scorporate dal calcolo del deficit. E’ fondamentale che i Governi continuino ad investire nel sociale e nella transizione verde perché dobbiamo puntare ad una convergenza europea che porti tutti gli Stati ad elevare i loro standard e migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini.

Crede che la guida di Mario Draghi possa dare all’Italia maggior peso contrattuale nel sofferto dibattito che è destinato ad aprirsi sulle modifiche delle vecchie regole di bilancio contenute nel Patto?
Draghi sa benissimo che con tagli e nuove tasse l’Italia rischierebbe di deragliare. Non c’è alternativa alla riforma del Patto di Stabilità. Per noi questa è la madre di tutte le battaglie europee.

 

 

Contenuto pubblicato su @La Notizia- 03.03.2021