Salario minimo, arriva la direttiva in UE: tra fine giugno e luglio il ‘sì’ definitivo

salario minimo

Il round decisivo a Bruxelles [sul salario minimo] è tra oggi e domani: alla fine del negoziato tra Consiglio europeo, commissione e Parlamento europeo, la direttiva sul salario minimo in Europa sarà realtà. E l’Italia avrà due anni di tempo per recepirla. Un assist soprattutto per Pd, 5 Stelle e sinistra. Che, a vario titolo, da tempo concordano sulla necessità di varare una legge già oggi presente in 21 paesi europei, con l’Italia tra i soli sei che non ne è dotata. Pazienza se una parte della maggioranza, vedi ad esempio il ministro Renato Brunetta, non è d’accordo.

Nella direttiva comunitaria non si stabilirà una cifra minima oraria per tutti, però sono esposti criteri e parametri per definire qual è un salario equo.

“La direttiva rappresenta l’occasione per l’Italia di dare risposte concrete alla povertà lavorativa e riformare il sistema di contrattazione collettiva – dice l’eurodeputata Daniela Rondinelli (M5S) -. Impedendo i contratti pirata che generano dumping nel mercato del lavoro. I salari bassi non solo compromettono il potere di acquisto dei lavoratori ma incidono anche negativamente sulla capacità di crescita della nostra economia”. Il salario minimo riguarderà tutti i tipi di contratto, compresi stage e tirocini.

A livello europeo Scandinavia e paesi dell’Est hanno fatto resistenze all’idea di una direttiva di questo tipo.

E per motivi diversi. Nel primo caso per la paura di indebolire i sistemi di relazione industriali e sindacali; nel secondo perché il basso livello di retribuzioni ha favorito le delocalizzazioni da paesi come il nostro e a loro favore. Grazie alla direttiva “viene messo nero su bianco che questo problema di concorrenza sleale tra paesi europei in termini di costo del lavoro c’è tutto”, ragiona Rondinelli.

Dopo l’accordo atteso in queste ore, il varo definitivo della norma è previsto il 22-23 giugno o 7 luglio prossimi.

Di certo va detto che i dati Ocse pubblicati la settimana scorsa hanno confermato che l’Italia è l’unico paese europeo nel quale i salari negli ultimi trenta anni non sono sono cresciuti ma anzi sono diminuiti. Grazie anche al proliferare di contratti pirata, cioè firmati tra parti sociali non rappresentative, quando non addirittura create ad hoc. In Italia i contratti erano 551 nel 2012, diventati 922 dieci anni dopo e 350 – si calcola – sono di questo tipo. “La crescita economica di un paese è legato anche ai salari – chiosa Rondinelli – tra caro bollette, inflazione e stipendi al palo, è necessario e urgente recepire al più presto, prima della fine di questa legislatura e visto anche il ddl Catalfo in discussione al Senato, la prossima direttiva europea».

 

L’articolo è stato pubblicato il 7 giugno 2022 su Repubblica.it 

 

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, membro non iscritto.
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