LavoroNewsSalario minimo, il mio lavoro sul testo della direttiva europea

14 Novembre 2021
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Il salario minimo europeo sta diventando una realtà in tutta l’Unione. Un traguardo importante che può restituire dignità a tutti i lavoratori.

Salario minimo, i criteri di base

A ottobre 2020, la Commissione europea ha presentato la direttiva sul salario minimo, il cui impianto originario è stato migliorato, anche grazie ai miei emendamenti presentati al Parlamento europeo. Emendamenti che hanno meglio definito i criteri per stabilire quando un salario minimo è davvero equo:

  • non deve essere mai al di sotto della soglia di povertà relativa. Deve essere superiore al 50% del salario lordo medio e del 60% del salario lordo mediano. Questi criteri rappresentano una spinta per portare verso l’alto gli stipendi più bassi.
  • non deve in alcun modo essere legato alla produttività. Inoltre, tutti i benefit, indennità o strumenti necessari per lo svolgimento del lavoro, come per esempio il computer, il telefono o la bicicletta, non possono essere considerati come parte del salario.

Gli obiettivi del Movimento 5 Stelle

Con il MoVimento 5 Stelle ho deciso di alzare ancora di più l’asticella. Ho proposto infatti che il salario minimo sia sempre al di sopra della soglia di povertà relativa, «indispensabile per garantire al lavoratore e alla famiglia uno standard adeguato di vita, l’accesso ai beni e ai servizi fondamentali, la protezione da eventuali shock imprevisti». Ho voluto inoltre che nella direttiva fosse inserito il principio della condizionalità sociale.

Un meccanismo che impedisce alle imprese e alle multinazionali, che non rispettano i diritti dei lavoratori, di accedere ai fondi europei diretti e indiretti; oltre che di partecipare ai bandi degli appalti pubblici o ai sub-appalti.

I risultati raggiunti in Commissione Occupazione e Affari sociali

Il testo che abbiamo votato in Commissione Occupazione e Affari sociali lo scorso 11 novembre è quindi frutto di un intenso lavoro grazie a cui abbiamo ottenuto i seguenti risultati:

  • Il titolo originario del testo era “Direttiva salari minimi adeguati nell’Unione europea”. Una delle funzioni del salario minimo è quella di essere uno strumento di riduzione delle diseguaglianze, di contrasto alla concorrenza sleale e al dumping sociale, per la promozione del progresso sociale e della convergenza verso l’alto dei salari. Per questo abbiamo voluto che nel titolo fosse aggiunto anche l’aggettivo “equi”, per rafforzarne ulteriormente lo scopo.
  • Si applica a tutti i lavoratori, pubblici e privati, inclusi i precari e gli atipici. In Europa, il 15% dei lavoratori poveri non solo ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese ma non riesce neanche a pagare le bollette. In Italia questa situazione appare davvero preoccupante con il 26% dei lavoratori che non riesce a soddisfare bisogni essenziali. I contratti pirata hanno negli anni spinto verso il basso i salari italiani, oltre i minimi tabellari dei contratti collettivi nazionali di lavoro. La direttiva europea punta proprio a rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva.

Salario minimo, misura contro povertà e dumping

Per combattere la povertà lavorativa e valutare l’adeguatezza dei salari, gli Stati membri devono fissare il salario minimo sulla base di tre parametri:

  • il 60% del salario mediano lordo nazionale e il 50% del salario medio lordo nazionale (parametri OCSE riconosciuti a livello internazionale).
  • In più il salario minimo deve essere al di sopra della soglia di dignità. Soglia valutata non sull’individuo ma sul nucleo familiare – in funzione del potere d’acquisto calcolato sull’accesso a un paniere di beni e servizi essenziali a prezzi reali, comprensivi di IVA, contributi di sicurezza sociale e servizi pubblici.

Sono riuscita a evitare l’approvazione dell’opting out: è stata così eliminata la possibilità per uno Stato di non recepire tutta o parte della direttiva.

A spingere verso questa opzione sono stati soprattutto i paesi “frugali” e i paesi scandinavi. I primi perché traggono vantaggio dalle delocalizzazioni delle multinazionali attratte dalla possibilità di abbattere il costo del lavoro. I secondi perché da tempo possono contare su una contrattazione collettiva già molto forte.

Contrattazione collettiva e sanzioni

Viene fissata la soglia dell’80% della copertura della contrattazione collettiva (la Commissione Europea proponeva il 70%) e dell’erga omnes ove previsto dall’ordinamento nazionale.

Questo significa che i contratti collettivi si applicano a tutti i lavoratori appartenenti alla categoria per la quale, a prescindere se essi siano degli iscritti o meno, il sindacato ha stretto l’accordo. Come prevede in Italia la Costituzione (art. 39).

Gli Stati che non rispettano la soglia dell’80% sono tenuti a presentare un piano nazionale di durata biennale, che sarà valutato dal Comitato Consultivo Occupazione del Consiglio dell’UE e il Parlamento dovrà essere informato sull’evoluzione dei processi.

Il vero salario minimo è il salario minimo “puro”

Abbiamo lottato per avere il salario minimo “puro”.

Che cosa significa?

Che non è possibile guadagnare meno del salario minimo, e che dal calcolo va tolto ogni riferimento alla produttività, alle variazioni, alle deduzioni (es. attrezzatura da lavoro, benefit aziendali, rimborsi spese, straordinari, buoni pasto).

Ispezioni e sanzioni.

Il testo della direttiva prevede ispezioni e sanzioni, che devono essere proporzionate, efficaci e dissuasive, per contrastare ogni forma di abuso.

Particolare attenzione dovrà essere prestata alle situazioni più critiche come:

  • i sub-appalti;
  • i tentativi dei datori di lavoro di aumentare l’intensità lavorativa o la quantità di prodotto per orario. Penso ad esempio all’incremento dell’orario di lavoro o alla negazione delle pause per compensare l’aumento salariale.

Basta delocalizzazioni predatorie. La direttiva può spingere verso un aumento sensibile dei salari minimi, soprattutto, in quegli Stati che sfruttano il costo del lavoro più basso per favorire il dumping salariale che alimenta la concorrenza sleale nel mercato interno, ponendo un argine alle delocalizzazioni.

Stop ai contratti pirata. Sul fronte italiano, i criteri di adeguatezza del salario minimo e di sostegno alla contrattazione collettiva potranno risolvere il tema dei contratti pirata che causano dumping salariale nel mercato interno nazionale.

In tal senso, la direttiva chiede agli Stati di contrastare ogni pratica anti-sindacale incluse quelle poste in essere da multinazionali.

 

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