AgricolturaStrategia “Farm to Fork”: dall’Europa una sfida da vincere tutti insieme

15 Luglio 2020
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La pandemia del Coronavirus, oltre ad aver provocato gravissime conseguenze per la salute e la vita di milioni di cittadini, ha colpito duramente anche l’economia con perdite pari a circa il 3% del Pil globale, come previsto dal Fondo Monetario Internazionale per il 2020. Ad essere sotto scacco sono tutti i settori produttivi, compreso quello agroalimentare che, nel caso specifico dell’Italia, ha registrato una riduzione della domanda interna tra il 25-30% e del 40% per le esportazioni.

Si tratta di numeri consistenti, comuni anche a molti altri paesi europei a vocazione agricola, che hanno fatto percepire chiaramente l’esigenza e l’urgenza di tornare al più presto ad una situazione di normalità.

La sovranità alimentare e la certezza di poter contare su scorte di cibo sane, di qualità, sufficienti e accessibili a tutti e a un prezzo equo sono diventate, forse per la prima volta, variabili fondamentali per tutta l’Unione. Da qui, è emersa anche la necessità di rendere operativi in breve tempo tutti gli strumenti di cui l’Europa dispone per tutelare il settore agricolo e rafforzarlo, rendendolo capace di resistere anche e soprattutto a shock improvvisi come quello che si è verificato in questi mesi a causa del Covid-19.

È in questo clima generale quindi che il 20 maggio scorso la Commissione europea ha presentato la Strategia “Farm to Fork”, dando inizio ad un nuovo percorso nel modo di produrre e consumare in Europa che avrà riflessi importanti su tutta la filiera agroalimentare così come sui nostri stili di vita.

La Strategia consentirà di passare infatti ad un sistema alimentare caratterizzato dalla sostenibilità, che salvaguarda la sicurezza alimentare e assicura l’accesso a regimi alimentari sani provenienti da un pianeta sano.

Nel documento presentato dalla Commissione, molta attenzione è stata data agli obiettivi ambientali che l’agricoltura dovrà raggiungere entro il 2030: il dimezzamento degli agro farmaci, la riduzione del 20% dei fertilizzanti e l’ ampliamento delle superfici coltivate con metodo biologico.

Perché questa trasformazione possa diventare concreta, l’UE deve sostenere i suoi agricoltori, in particolare i più giovani che rappresentano il futuro del settore sotto tutti i punti di vista. Il compito degli eurodeputati, e in particolare di coloro che sono impegnati nella Commissione Agricoltura, sarà dunque quello di fare in modo che siano definiti tutti gli strumenti di sostegno necessari a raggiungere gli obiettivi previsti. Fondamentale sarà la definizione di norme che tutelino la salute e la sicurezza dei consumatori, che preservino l’ambiente e che garantiscano un reddito dignitoso agli agricoltori che devono essere motivati ad investire per far proprio un nuovo stile produttivo più sostenibile e innovativo. Non secondario è anche il fatto che l’intero mondo rurale dovrebbe giovare dei processi di cambiamento, portando non solo nelle aziende ma in generale negli ambienti rurali le opportunità offerte dal digitale e dai servizi di norma disponibili solo nelle grandi città.

La strategia Farm to Fork, qundi, può rappresentare un’opportunità per l’agroalimentare di sperimentare nuove soluzioni produttive avvantaggiandosi degli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia e dalla digitalizzazione. Grazie a tali innovazioni sarà possibile, ad esempio, contribuire ad evitare gli sprechi, riducendo l’utilizzo dei pesticidi e dei fertilizzanti e calibrare la produzione per fare in modo che le superfici agricole vengano coltivate nel modo più efficiente ed efficace possibile.

La crisi del Coronavirus ha messo in luce anche un’altra tendenza che potrebbe trovare vantaggio dalla Strategia Farm to Fork. Sono ormai tanti i cittadini-consumatori consapevoli della necessità di rivedere il proprio stile di vita, consci del fatto che siamo tutti vulnerabili. Ciò ci porterà a prestare maggiore attenzione a ciò che mangiamo, sentiremo il bisogno non soltanto di mangiare cibi di qualità e coltivati nella sostenibilità, ma anche di scegliere prodotti di prossimità, dal produttore al consumatore. Per queste ragioni, desta una certa preoccupazione la proposta, per ora solo accennata, sull’etichettatura obbligatoria che sembra voler ricalcare il modello del Nutriscore francese e dell’etichetta a semaforo che hanno come unici beneficiari le grandi lobby e la grande distribuzione, contraddicendo lo spirito stesso della Strategia Farm to Fork che dovrebbe invece valorizzare l’alimentazione consapevole, di qualità e basata sulla filiera corta.

In questo senso il modello di etichettatura “a batteria” proposto dal Governo italiano è sicuramente più corretto dal momento che si fonda su un consumo equilibrato dei cibi e ha come modello la dieta mediterranea, universalmente riconosciuta come salutare.

Fondamentale sarà inoltre difendere le eccellenze agroalimentari che hanno ottenuto la denominazione DOP/IGP nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione dal rischio di essere catalogati come non salubri (si veda il classico esempio del Parmigiano Reggiano o dell’olio extra vergine d’oliva).

Infine, uno sforzo più vigoroso dovrebbe essere fatto per quanto riguarda l’indicazione di origine dei prodotti dal momento che l’iniziativa dei cittadini europei in merito ha ottenuto un grande successo manifestando la chiara volontà dei consumatori di essere più informati sull’origine dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole.

In questo senso la blockchain potrebbe rappresentare uno strumento fondamentale per garantire una completa tracciabilità dei prodotti, con particolare attenzione a quelli trasformati.

Ultimo, ma non per importanza, sarà fondamentale integrare questa strategia nel quadro della PAC e del Green New Deal, superando le distanze che spesso separano ambientalisti e agricoltori e lavorando tutti insieme per un futuro migliore.

Grazie alla recente proposta della Commissione di un nuovo Quadro Finanziario Pluriennale e del piano New Generation EU, finalmente la PAC sembra essere tornata ad avere un ruolo più centrale del dibattito e nelle strategie europee. Non a caso resta la prima voce del PIL europeo, la prima in termini di export e di occupati: da lì era giusto ripartire. Ora bisogna solo cogliere questa occasione senza sprecarla.

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