Ucraina, la polarizzazione sul conflitto fa male all’UE e ai cittadini

Ucraina

Visto il dibattito estremamente polarizzato su questo tema, ho scelto di aprire l’editoriale del primo numero di giugno, raccontando i retroscena del voto sul cosiddetto Atto a supporto della produzione di munizioni (o Asap), che si è svolto giovedì scorso (1 giugno, ndr) al Parlamento europeo.

Nel numero precedente della mia newsletter, ho spiegato che cos’è Asap, anche condividendo le mie perplessità e i miei dubbi sull’opportunità di permettere ai governi nazionali dei 27 Stati membri di utilizzare una parte delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza e dei fondi di coesione europei per finanziare la produzione di munizioni da destinare all’Ucraina.

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Mentre, invece, nell’intervista rilasciata a Radio Radio nel corso del programma Lavori in corso, ho raccontato cosa è avvenuto al Parlamento europeo e perché non era sostenibile votare contro la proposta Asap. Ho evitato di cedere alla polarizzazione del dibattito pubblico e politico sul conflitto russo-ucraino che sono convinta faccia male all’Unione europea e ai cittadini e cittadine, i quali hanno tutto il diritto di capire le scelte del Parlamento europeo. Soprattutto, su un tema tanto complesso quanto delicato che non può ridursi banalmente a una discussione da bar.

IL SOSTEGNO A KIEV

Sin dall’inizio del conflitto russo-ucraino, ho ribadito più e più volte il mio sostegno a Kiev, condannando l’aggressione di Mosca. La Russia del presidente, Vladimir Putin, ha invaso uno Stato indipendente e sovrano con l’obiettivo di conquistarlo.

Nell’invadere l’Ucraina, Mosca ha violato le norme internazionali e commesso crimini di guerra e crimini contro l’umanità atroci, che non possono rimanere impuniti. Il presidente russo Vladimir Putin ha minacciato tante volte l’Unione europea. L’ha ricattata prima con il gas naturale, poi, con il grano. Infine, ha tentato di indebolirla sfruttando l’enorme potenziale della disinformazione online, diffondendo una narrazione distorta, secondo la quale la Russia avrebbe agito come ha agito perché in pericolo per mano della NATO e dell’UE. Questi sono i fatti. Ed è sui fatti che devono basarsi le scelte politiche. 

Il sostegno umanitario, economico e militare all’Ucraina da parte dell’Unione europea è una necessità di giustizia e di sicurezza globale.

UCRAINA, IL DIBATTITO SU ASAP

Abbiamo commesso molti errori, legandoci alle forniture di gas e di petrolio russo. Una dipendenza che abbiamo saputo superare. Abbiamo sbagliato a sottovalutare i pericoli della disinformazione online, delle interferenze russe in Europa e a non prendere sul serio le tesi deliranti di Putin. che anche e soprattutto per motivi interni, vorrebbe riscrivere l’ordine mondiale per far prevalere le autocrazie. O come vorrebbero i suoi ‘alleati’ un modello di democrazia illiberale.

Fatta questa lunga ma doverosa premessa, ricordo che all’indomani del dibattito su Asap, ho subito manifestato dubbi e perplessità sulla proposta della Commissione europea. Non importa che l’Unione europea chiede uno sforzo comune, per un totale di circa 500 milioni di euro attingendo dal Next Generation Eu che vale 800 miliardi.

L’opzione di utilizzare anche solo una parte di questi fondi, pensati per accelerare la transizione verde e digitale, non è coerente con le finalità di sviluppo del fondo europeo. Così il giorno stesso ho assunto l’impegno di contribuire a modificare Asap, affinché venisse abrogata parte della proposta della Commissione europea. Gli emendamenti del PD, da me sottoscritti, sono stati però bocciati in occasione della Plenaria di Bruxelles, tenutasi dal 31 maggio al 1 giugno scorso. Le destre hanno votato compatte contro i nostri emendamenti. 

UCRAINA, PORSI DOMANDE SUL FUTURO DELL’UE

Come forse saprete, l’Unione europea non si è ancora dotata di una politica di difesa e di sicurezza comuni. Il bilancio europeo non prevede capitoli di spesa ad hoc, per questo si è deciso di dirottare altri fondi, come il Next Generation Eu.

Per il Partito Democratico, gli emendamenti sono serviti a lanciare un messaggio preciso tanto al Parlamento europeo quanto alla Commissione europea. A porsi delle domande sul futuro dell’UE. Sono convinta che questa prassi deve finire e che bisogna accelerare il processo di integrazione in chiave federalista dell’UE, per costruire una politica comunitaria di difesa e di sicurezza.

Con la bocciatura dei nostri emendamenti, si è aperto perciò un nodo politico delicato. Dire no ad Asap sarebbe stato sostenibile in una fase di escalation del conflitto, per superare il quale l’Ucraina ha bisogno di armi difensive contro i mercenari e i soldati di Mosca? Per chi come me crede in una pace giusta non sarebbe stato né giusto né coerente, perché dire no ad Asap avrebbe messo in pericolo l’Europa e l’Ucraina. Avrebbe rappresentato una debolezza agli occhi di Vladimir Putin che non possiamo concederci.

UCRAINA E PNRR, VIGILARE SUL GOVERNO MELONI

Lo stesso giorno in cui al Parlamento europeo abbiamo votato Asap, il ministro per le Politiche Comunitarie e l’attuazione del Pnrr, Raffaele Fitto, ha dichiarato che:

“Abbiamo già detto e lo voglio ribadire che il sostegno all’Ucraina non è in discussione, ma la facoltà di accedere all’utilizzo dei fondi del Pnrr per la produzione di armi da inviare a Kiev non è all’ordine del giorno di questo governo”.

Così facendo, il ministro Fitto si è assunto la responsabilità politica di rinunciare a questa facoltà prevista dal Piano Asap. L’auspicio è che il governo Meloni mantenga la parola data in Parlamento, e che se l’Italia decide di finanziare la produzione di munizioni lo faccia passando per le Camere, con risorse non previste dal Pnrr o dal Piano nazionale complementare.

Fondi che devono rimanere ancorati ai soli obiettivi sociali, ambientali ed economici per i quali sono stati concepiti. Lo stesso deve valere per tutti gli altri fondi europei. Sarebbe molto grave agire diversamente, soprattutto con l’intento di indebolire l’impianto del Pnrr su cui abbiamo il dovere di vigilare e continuare a fare una opposizione costruttiva nell’interesse del Paese.