Ucraina, sanzioni alla Russia doverose ora l’UE apra a sostegni per le PMI

Sanzioni Russia

Il 24 e il 25 febbraio scorso mi sono recata nelle Marche per incontrare vari stakeholder e rappresentanti delle parti sociali per ascoltare e raccogliere le preoccupazioni sulle inevitabili ripercussioni delle sanzioni che negli stessi giorni Consiglio e Commissione hanno adottato, quali deterrenti all’escalation in Ucraina.

Quali sono le sanzioni europee alla Russia

Il 23 febbraio 2022 il Consiglio ha concordato un primo pacchetto di misure. Si tratta della risposta alla decisione della Russia di riconoscere l’indipendenza delle zone non controllate dal governo delle regioni di Donetsk e Luhansk.

Il pacchetto comprendeva:

  • sanzioni nei confronti dei 351 membri della Duma di Stato russa che hanno votato a favore del riconoscimento;
  • sanzioni nei confronti di altre 27 persone ed entità;
  • restrizioni alle relazioni economiche con le zone non controllate dal governo delle regioni di Donetsk e Luhansk;
  • limitazione della capacità dello Stato e del governo russi di accedere ai servizi e ai mercati finanziari e dei capitali dell’UE;

Due giorni dopo l’UE ha deciso di congelare i beni del presidente russo Vladimir Putin e del ministro degli Affari esteri russo Sergey Lavrov in risposta all’aggressione militare perpetrata dalla Federazione russa nei confronti dell’Ucraina.

Dal 28 febbraio sono state vietate tutte le operazioni con la Banca centrale russa e il 2 marzo si è deciso il blocco per l’accesso al sistema di sicurezza SWIFT per sette banche russe.

L’impatto delle sanzioni sulle nostre imprese

Sono convinta che le sanzioni europee e quelle degli alleati siano doverose per costringere il Cremlino a fare marcia indietro sulla invasione illegittima dell’Ucraina.

Bisogna però considerare che le sanzioni avranno un impatto indiretto su tutti i paesi che hanno legami commerciali con Mosca.

Nel caso del nostro Paese, la Russia costituisce il 14esimo mercato di destinazione del made in Italy.

I settori italiani con la maggiore concentrazione di piccole e medie imprese (PMI), ovvero alimentari, moda, mobili, lavorazione del legno e dei metalli, vendono in Russia prodotti per 2.684 milioni di euro, pari al 34,9% del totale del nostro export.

Si stima che le sanzioni incideranno sul volume delle esportazioni per circa 10 miliardi. E che colpiranno in particolare regioni come le Marche e la Toscana dove si trovano i distretti industriali più esposti.

Colpiti i distretti di eccellenza del Made in Italy

Il caso delle Marche è emblematico. La Russia è l’ottavo mercato italiano rispetto  all’export della regione, con 274 milioni di prodotti venduti.

Nel Comune di Fermo, l’export verso la Russia rappresenta il 30% dei ricavi e dà occupazione a 20mila lavoratori.

Il sistema produttivo marchigiano già dal 2014, con l’embargo imposto dopo l’annessione della Crimea, sta pagando un prezzo molto pesante in termini di mancati introiti provenienti dall’area russa.

Nel 2013, ultimo anno senza gli effetti delle sanzioni, le esportazioni marchigiane verso la Russia ammontavano a 724,8 milioni di euro. Nel 2020 sono scese a 273,8 milioni (-62%), più di quanto perso dall’export italiano nel suo insieme (-34,3%).

L’Ue tuteli le PMI

Poche ore prima che venissero annunciate le sanzioni economiche e finanziarie contro Mosca, ho prontamente presentato una interrogazione parlamentare.

Ho chiesto alla Commissione europea di aprire a un fondo di compensazione per le piccole e medie imprese europee più esposte ai contraccolpi che verranno dalle sanzioni.

Come ho ribadito anche ai microfoni del TGR Marche, l’Unione ha il dovere di mettere a punto una “cintura di protezione” per tutelare il tessuto produttivo e industriale italiano ed europeo.

Dobbiamo evitare a tutti i costi di mandare in fumo la ripresa post Covid e dover rinunciare alle prospettive di crescita del Next Generation EU.

Sono convinta che agire in questo senso consentirà di tutelare la stabilità dell’Europa per ristabilire il dialogo e fermare il conflitto.

 

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, non iscritti.
Le opinioni espresse sono di responsabilità esclusiva dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale del Parlamento europeo.