Futuro dell'EuropaNewsUna manovra economica senza visione e la incognita PNRR

9 Novembre 2023
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Una manovra «seria e realistica». Con queste parole la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in occasione della conferenza stampa indetta con il via libera del Consiglio dei ministri, ha ‘orgogliosamente’ rivendicato la rapidità, la coesione e l’efficacia nella elaborazione di una delle leggi dello Stato più importanti dell’anno e più delicate per il Paese.

All’indomani dell’approvazione della manovra economica hanno iniziato a circolare bozze su bozze. E quella coesione di cui tanto si è vantata la Premier – nessuna forza di maggioranza presenterà emendamenti alla Legge di Bilancio – è stata subito smascherata.

La verità è che non proprio tutte le misure previste vanno giù alle altre due forze politiche della maggioranza. La prova? Le smentite reciproche del ministro degli Affari Esteri, vice Premier e Presidente di Forza Italia, Antonio Tajani, e del ministro dei Trasporti, vice Premier e leader della Lega, Matteo Salvini, se, effettivamente, la manovra «fosse chiusa», o meglio «blindata», oppure no.

La manovra economica del governo ha almeno due grandi limiti. Aumenta le tasse – anche se le destre hanno promesso il contrario in campagna elettorale -; E non alloca le risorse pubbliche sugli investimenti giusti, per sostenere la crescita. Insomma, sarà pure che la Legge di Bilancio del governo Meloni è seria e realistica ma ci sono scelte sbagliate rispetto alle quali anche il Fondo Monetario Internazionale concorda.

L’8 novembre scorso, il FMI ha bocciato la manovra italiana per il 2024.

LA MANOVRA IN SINTESI

La manovra per il 2024 costerà alle casse dello Stato italiano complessivamente 24 miliardi di euro. I due terzi sono in extra deficit, a debito. Un debito oggi non indifferente per il nostro Paese. Non solo, perché continua a registrare un debito pubblico record in Europa, ciò la rende in questo periodo o in caso di choc economici internazionali il sorvegliato speciale per eccellenza. Ma anche, perché la politica monetaria restrittiva della Banca Centrale Europea, per fermare l’inflazione, ha aumentato gli interessi sul debito.

L’Italia, quindi, pagherà di più i propri creditori. E non importa che i titoli di Stato siano stati allocati tra i risparmiatori italiani. Indebitarsi costa di più. Punto. Per questo, sarebbe fondamentale distribuire le risorse dove è necessario, con intelligenza e lungimiranza.

Ma il governo Meloni pecca decisamente di lungimiranza e visione.

In estrema sintesi aumenterà, raddoppiando, la IVA sui beni di prima necessità per le donne e la infanzia, dal 5 al 10 per cento. La cedolare secca sugli affitti brevi dal 21 al 26 per cento per le seconde case in poi.

RISORSE IN EXTRA DEFICIT MA NESSUN REALE BENEFICIO

Gli sgravi fiscali per le lavoratrici madre, che dovevano durare fino al 2026, sono stati ridotti al 2024. L’accorpamento della prima e della seconda aliquota IRPEF per i redditi da lavoro dai 15mila ai 28mila euro, costato quasi 4 miliardi di euro, in realtà creerà, nelle tasche dei lavoratori e delle lavoratrici solo un effetto ottico.

Infine, il taglio del costo del lavoro fino al 7 per cento, misura centrale di questa manovra economica, fa sì che il governo Meloni, costretto a reperire risorse, abbia penalizzato le pensioni dei dipendenti pubblici – quelle dei medici – ridotto gli investimenti sulla Sanità si spenderà, sì tre miliardi di euro, ma in controtendenza rispetto agli ultimi anni precedenti e soprattutto alle emergenze che il SSN sta affrontando anche per il post Covid 19. Infine, non c’è nulla per la scuola, la Università mentre sul PNRR crescono ritardi e incertezza.

LO STOP AGLI EMENDAMENTI UN UNICUUM: PARVENZA DI COESIONE

Il metodo del governo Meloni è cristallino: imbavagliare la maggioranza e rendere di fatto fine a se stessa la discussione in Aula. A meno di colpi di scena, la Legge di Bilancio per il 2024 dovrebbe essere approvata in tempo e senza grandi modifiche.

Il 21 novembre prossimo, comunque, la Commissione europea darà il proprio giudizio sulla manovra con, come ha spiegato il Commissario all’Economia Paolo Gentiloni, un occhio attento agli investimenti pubblici e agli aiuti economici alle famiglie e alle imprese.

Al di là del tema politico, ovvero che non approderanno emendamenti in Aula da parte delle destre – in questi giorni fa riflettere molto la proposta del sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali, Claudio Durigon, che ha chiesto un maxi emendamento al cui interno far confluire le proposte di modifica alla manovra – c’è un grande tema socioeconomico.

PROMESSE DISATTESE, TAGLI E RISORSE SCARSE

Premettiamo che la manovra del governo Meloni ha tradito una a una le promesse elettorali di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Non c’è dubbio che Giorgia Meloni e i suoi alleati abbiano dovuto arrendersi alla realtà. Le risorse sono poche, e non si possono ‘sprecare’ soldi pubblici rischiando di fare esplodere il debito o una bocciatura della Commissione europea.

La legge di Bilancio del governo Meloni è però totalmente priva di una visione di futuro del Paese.

E sono convinta che ci sia un problema di metodo e di scelte. Pur non potendo mantenere le mirabolanti promesse avanzate in campagna elettorale, ricorderete tutte e tutti la mini flat tax!, non hanno proposto nulla su almeno due grandi emergenze sociali ed economiche. Una, legata ai salari, l’altra, all’erosione del potere di acquisto delle famiglie, complice anche la inflazione che sta rallentando molto lentamente.

SI POTEVA FARE DI PIÙ?

Le misure a cui ho accennato sopra serviranno solo a dare una leggera e limitata boccata di ossigeno agli italiani e alle italiane, che non oggi, bensì da anni fanno molta fatica ad arrivare alla fine del mese. O ancora al ceto medio che indubitabilmente si è impoverito ben prima della pandemia Covid-19.

Si dirà che la manovra economica per il 2024 è nata in un contesto difficile. Non è una giustificazione sufficiente. Primo: il taglio del cuneo fiscale non può limitarsi a essere una misura ‘spot’ o una tantum. E poi, da solo non basta.

Occorre subito un intervento complessivo sul taglio del costo del lavoro accompagnato però da una misura sociale oramai imprescindibile per il nostro Paese, ma contro cui il governo Meloni insiste a non volerne sapere.

Serve dunque il salario minimo legale, la riforma della contrattazione collettiva e quindi un più ampio intervento di innalzamento e adeguamento dei livelli salariali che restano ancora, a distanza di 30 anni, tra i più bassi d’Europa. Il governo Meloni è un governo politico, e se solo volesse, avrebbe la forza di portare avanti tutta una serie di misure strutturali di cui il Paese ha estremo bisogno.

Per quanto riguarda, invece, l’accorpamento delle aliquote IRPEF per la prima fascia di reddito, il governo Meloni dovrebbe lavorare a una riforma fiscale complessiva che riveda gli scaglioni rispettando e potenziando il principio della progressività fiscale, con metodo, visione e una pianificazione di lungo periodo. E invece niente. Basta dare una occhiata alla legge delega sulla riforma fiscale per capire subito che tipo di riforma sbagliata, iniqua e sproporzionata intendono mettere in piedi.

E DEL PNRR NESSUNA TRACCIA

E, infine, la totale assenza di investimenti pubblici. Nonostante fosse scontato che la manovra economica si sarebbe mossa su binari molto stretti, il PNRR è una risorsa importante. Strategica per sostenere tutte quelle trasformazioni necessarie al Paese a procedere spedito lungo la strada della transizione verde e digitale. E crescere.

In più occasioni, ho ribadito la mia preoccupazione per come il governo sta gestendo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ‘Treno’ che passa una sola volta e che stiamo seriamente rischiando di perdere per sempre. Tra ritardi e rinvii, l’Italia arranca e resta indietro.

Continuiamo a sentir dire che si spenderanno bene tutte le risorse ma non è dato sapere come. Sappiamo solo, al momento, che sono stati tagliati ben 13 miliardi di euro ai Comuni. Se continuiamo di questo passo, a rimetterci saranno solo gli italiani e le italiane, i territori e le amministrazioni locali che facevano affidamento sulle risorse europee.

Senza contare il fatto che rischiamo un buco di Bilancio difficile da risanare e nel caso peggiore di dover restituire le risorse ricevute e spese male. Davvero una brutta figura e un enorme minaccia che ci collocherà in Europa agli ultimi posti per i prossimi anni.

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