Acciaierie di Piombino, rischio ambientale. La mia interrogazione alla Commissione Ue

Piombino

Le acciaierie di Piombino rappresentano uno dei più importanti poli siderurgici d’Italia. La storia passata e presente degli stabilimenti è tra le più travagliate.

Il gruppo bresciano Lucchini acquistò le acciaierie nel 1992. Dopo la crisi finanziaria tra il 2003 e il 2005, il sito di Piombino è stato ceduto dalla Lucchini passando nelle mani di diverse proprietà. Nessuna è riuscita a rilanciare la produzione e ad affrontare il problema dell’inquinamento da metalli pesanti e idrocarburi.

Oggi le acciaierie di Piombino sono di proprietà del gruppo indiano Jindal.

 

Piombino, dai territori alla Commissione Ue

Nell’aprile scorso ho visitato Piombino. Ho ascoltato le istanze dei cittadini e degli attivisti che da molto tempo ormai aspettano la bonifica dell’area siderurgica e del porto.

Dopo questa visita, non ho esitato a presentare un’interrogazione parlamentare alla Commissione europea, toccando una serie di questioni fondamentali per chi vive sul territorio. In particolare, lo stato di degrado ambientale in cui versa il sito siderurgico e i conseguenti rischi sanitari per i cittadini.

Considero importante che la Commissione europea sia informata su quanto sta accadendo da anni a Piombino. Così come che si esprima su come intende agire per  tutelare l’ambiente e la salute pubblica del territorio di fronte alle sistematiche inadempienze di Jindal.

 

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Un’ampia area contaminata

La produzione secolare di acciaio da ciclo integrale a Piombino ha prodotto ingenti quantità di scarti di processo. La maggioranza non è mai uscita dal perimetro dello stabilimento, pari a circa 800 ettari.

Una situazione ambientale particolarmente pesante. Tanto che già nel 1998 il ministero dell’Ambiente decretò Piombino Sito di bonifica di interesse nazionale. Sto parlando di un’area particolarmente vasta che si estende per quasi 3.000 ettari, 2.015 in mare e 930 sulla terraferma.

Secondo gli ultimi dati messi a disposizione dal ministero dell’Ambiente, al 31 dicembre 2018 risulta bonificato solo il 49% dei terreni e il 4% della falda.

I passaggi di proprietà

A complicare ulteriormente il processo di rinnovamento degli impianti e di messa in sicurezza del territorio circostante vi è la travagliata storia di passaggi di proprietà che caratterizza il sito livornese.

Dopo anni di lotte sindacali per il calo dell’occupazione, tra il 2005 e il 2010 l’impianto è passato in mano, in parte, ai russi di Severstal, tra i più grandi produttori al mondo di acciaio.

Nel 2012 la crisi industriale e finanziaria e l’assenza di un nuovo compratore hanno spinto la società a chiedere di essere ammessa all’amministrazione straordinaria.

La giostra dei passaggi di proprietà non si è fermata. Nel 2015 viene firmato l’accordo con l’algerina Cevital, che si aggiudica il bando per gli asset dell’acciaieria battendo proprio la concorrenza di Jindal.

L’azienda algerina però in poco tempo non mantiene gli impegni industriali e cede al colosso indiano, che nel 2018 dopo una lunga trattativa rileva il complesso industriale.

Jindal che si era impegnata al rilancio delle attività, facendosi carico dell’attività di bonifica e messa in sicurezza, fino ad oggi non ha investito un solo centesimo dei 50 milioni promessi.

Le acciaierie di Piombino hanno alle spalle una storia importante e travagliata. Al di là del fallimento di un loro rilancio economico, ora a pagarne il prezzo più alto sono i cittadini e le cittadine e il territorio. Questa mia iniziativa servirà a dare loro voce in Europa come è stato per AST.

 

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, non iscritti.
Le opinioni espresse sono di responsabilità esclusiva dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale del Parlamento europeo.