Giovani, disinformazione e informazione in Europa

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A due mesi dalle elezioni europee, la disinformazione, la mis-informazione, le fake news e le deep fake attentano al gioco democratico e rischiano di avvelenare la campagna elettorale. Così anche la polarizzazione dei contenuti e dei messaggi veicolati sui social media.

Sono stata invitata in più di una occasione a parlare della transizione digitale, dell’Intelligenza Artificiale e degli algoritmi. Ogni volta sono state sollevate domande e dubbi sul futuro dell’economia, della società e della politica in un’éra dominata dallo sviluppo delle nuove tecnologie.

L’INFORMAZIONE E LA SFIDA CON INTELLIGENZA ARTIFICIALE E ALGORITMI

Disinformazione, mis-informazione, fake news e deep fake. La transizione digitale, che si realizzerà sostanzialmente tramite il perfezionamento dell’Intelligenza Artificiale e degli algoritmi, è una delle principali sfide del nostro Secolo, soprattutto, per le Democrazie e per l’Unione europea.

In qualità di componente della Commissione Occupazione e Affari Sociali del Parlamento europeo, mi sono occupata molto dell’impatto dell’Intelligenza Artificiale e degli algoritmi nel mercato del lavoro. Anche se, al momento, tale impatto resta ancora in buona parte ignoto.

LA TECNOLOGIA DEVE EVOLVERSI, OCCORRE GOVERNARNE LO SVILUPPO

Credo che lo sviluppo tecnologico non debba essere in alcun modo frenato o bloccato. Sono convinta che sia fondamentale continuare quel complesso lavoro legislativo e politico avviato dall’Unione europea per evitare che l’Intelligenza Artificiale e gli algoritmi si ritorcano contro il genere umano.

Il nostro obiettivo principale – come forze progressiste – deve essere quello di rendere accessibile, trasparente, collettiva e inclusiva la tecnologia, in modo da trarne utilità e benefici per il lavoro, l’economia, l’ambiente e la società.

Per restare al servizio dell’Uomo.

Le Istituzioni e la politica hanno delle responsabilità sia a livello nazionale sia a livello europeo. I cittadini e le cittadine non devono avere paura della tecnologia né soccombere a essa, ma devono essere resi pienamente coscienti di tutti i rischi e di tutte le opportunità.

COSA PUÒ E DEVE FARE LA POLITICA

Ecco allora che specialmente la politica – che ha iniziato a ‘servirsi’ del digitale per comunicare con gli elettori – deve anticipare tali rischi e tali opportunità insite nello sviluppo tecnologico, tenendo presente che al momento ci sono diversi ostacoli da superare.

Il primo è rappresentato dalla concentrazione nelle mani dei privati – le cosiddette Big Tech – del know how nella costruzione degli algoritmi e dell’Intelligenza Artificiale, in particolare quella cosiddetta generativa.

Il secondo, invece, è legato alla qualità delle regole che, nel nostro caso l’UE e con essa i governi nazionali, intendono elaborare per riuscire a coniugare la libertà di manifestazione del pensiero e la libertà di stampa con la sicurezza, la privacy, i diritti d’autore e la qualità del lavoro e della Democrazia.

L’UE è intervenuta a livello legislativo con due atti normativi:

  • Il Digital Service Act
  • L’IA Act.

Nel primo caso, l’obiettivo dell’UE è quello di garantire un ambiente online sicuro, dove i diritti fondamentali degli utenti siano sempre protetti, stabilendo un livello di sicurezza adeguato nei confronti delle Big Tech, che logicamente, puntano a contenuti “remunerativi”. Il secondo, invece, contiene tutta una serie di disposizioni che puntano a garantire un bilanciamento tra lo sviluppo e l’uso dell’IA e la sicurezza.

In questa legislatura, poi, l’UE ha iniziato a elaborare norme sugli algoritmi e l’IA per garantire diritti e tutele certe ai lavoratori e lavoratrici digitali.

LE MIE PROPOSTE AL PARLAMENTO UE PER GOVERNARE IA E ALGORITMI

Io stessa ho condotto una battaglia importante per difendere i diritti e il benessere di artisti e creativi in ambienti sempre più digitalizzati, chiedendo alla Commissione europea di presentare al più presto una proposta legislativa specifica.

Perchè, se da una parte, è indubbio che l’Intelligenza Artificiale già ora rappresenta un valido supporto per molte opere artistiche e dell’ingegno, un uso senza limiti di questo strumento è una concreta minaccia per milioni di professionisti.

Oltre alla condizione degli artisti e dei creativi, l’UE si è occupata anche dei gig worker – i lavoratori delle piattaforme – il cui numero è cresciuto soprattutto con la pandemia di Covid 19. Mentre le multinazionali accrescevano i loro profitti, milioni di lavoratori e lavoratrici invece erano sottoposti all’uso indiscriminato, opaco e pervasivo degli algoritmi.

Anche la battaglia in difesa dei lavoratori delle piattaforme è stata un caposaldo della lotta allo strapotere della tecnologia e alla eccessiva deregolamentazione di cui si sono avvantaggiate in questi anni le multinazionali. Non è stato facile approvare la Direttiva sui lavoratori delle piattaforme, nonostante tre anni intensi di negoziato. Prima, lo stop del Consiglio UE. Poi, finalmente, il via libera a un testo di compromesso che stabilisce però per la prima volta determinati principi e criteri a tutela di quasi 30 milioni di lavoratori e lavoratrici.

Nella prospettiva di medio-lungo periodo, sono convinta sia fondamentale intervenire contemporaneamente su tre aspetti:

  • Disinformazione, fake news e qualità del Web 3.0;
  • Sicurezza e diritti;
  • Qualità del lavoro per impedire una sostituzione Uomo-Macchina.

DEMOCRAZIA, DISINFORMAZIONE E WEB 3.0

Quello che mi preoccupa dell’attuale contesto è soprattutto il fatto che percentuali piuttosto consistenti di cittadini e cittadine non avvertano il pericolo legato alla disinformazione anche perché in molti dichiarano di non essere in grado di riconoscere una fake news. Nel caso specifico dell’Italia, stiamo parlando del 53% della popolazione. Molto dipende dal fatto che non si hanno competenze digitali abbastanza solide per verificare l’attendibilità di ciò che si legge in rete.

Per questo motivo ritengo che il contrasto alla disinformazione non può non passare attraverso lo sviluppo di una coscienza digitale.

A essere coinvolti maggiormente in questo percorso non possono che essere i giovani. Sappiamo che oltre il 35% degli europei preferisce informarsi su Internet: una platea importante che ha una scarsa o nulla alfabetizzazione informatica ma che è esposta, anzi sovraesposta talvolta, alle fake news.

Dobbiamo quindi agire affinchè i giovani facciano proprio il concetto di etica digitale, dal momento che la disinformazione e la cattiva informazione sono in grado di compromettere la qualità della Democrazia.

Incoraggiarli a verificare sempre le informazioni e stimolare il più possibile il loro pensiero critico è quindi fondamentale. E lo sarà ancor di più nel prossimo futuro quando, con la crescita dell’uso dell’IA sarà sempre più importante che tutti possano essere in grado di riconoscere una notizia falsa da un’informazione vera e certificata.

L’UE ha approvato delle linee guida per i docenti, con l’obiettivo di contrastare la disinformazione partendo dall’educazione nelle scuole. Nelle linee guida sopracitate, infatti, si riconosce che oggi “la maggior parte delle persone non ha il tempo, le capacità, o le risorse per verificare da sé le informazioni”. La scuola può e deve giocare un ruolo determinante.

Occorre un approccio organico, strutturale e di lungo periodo che permetta alle giovani generazioni di sviluppare subito gli anticorpi necessari per riconoscere le notizie false da quelle vere: dagli articoli di giornale, al post social, alla fotografia, e i video.

INFORMARSI, INFORMARSI, INFORMARSI

In parallelo, occorre agire sul piano culturale. E, in fretta. Il primo rapporto sulle prospettive dell’industria audiovisiva e dei mezzi di informazione della Commissione UE ha mostrato che un numero crescente di cittadini e cittadine europee sceglie di non consumare notizie, mentre poco più della metà della popolazione in Europa – con differenze più o meno marcate tra gli Stati membri – dichiara di essere stata vittima negli ultimi anni almeno una volta di una fake news.

La difficoltà di governare (per ora) Internet, i social media, e la crisi di fiducia nell’informazione tradizionale sta alimentando una generale disaffezione al restare informati. C’è infatti una fascia di popolazione europea – spiega questo rapporto – che sceglie di restare disinformato.

Tra i paesi europei, in testa, ci sono Italia, Spagna e Francia dove almeno un terzo delle persone, specialmente i giovani, dichiara di evitare di proposito le notizie. E paradosso, sorto con l’avvento del digitale, di cercare free press o siti senza paywall, convinte che non si debba pagare per restare informati. Persone del tutto inconsapevoli che da ciò dipende la qualità e l’indipendenza delle notizie.