La crisi degli irresponsabili, ambiguità e interessi

La crisi degli irresponsabili

La crisi degli irresponsabili ha spinto il governo Draghi verso le dimissioni, governo che potrà occuparsi degli ‘affari correnti’ fino alla data delle elezioni anticipate. Elezioni che avremmo dovuto scongiurare, come ha lasciato intendere anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, annunciando il decreto con cui il 21 luglio scorso sono state sciolte le Camere.

Faccio mie le brevi ma puntuali dichiarazioni del Presidente della Repubblica: “lo scioglimento anticipato delle Camere è sempre l’ultima scelta da compiere, particolarmente, in un periodo […] come questo che non consente pause”. La crisi degli irresponsabili costerà caro all’Italia, ora più vulnerabile e più debole in Europa e a livello internazionale. Le ragioni di questo assalto al governo sono maturate per interessi personali contro l’agenda politica del governo Draghi che avrebbe potuto rispondere ai bisogni, alle esigenze, e a una parte dei problemi delle famiglie, delle imprese e dei territori.

La truppa degli irresponsabili, capitanata da Giuseppe Conte e Matteo Salvini in ottima sintonia nell’intenzione di affossare il governo, spinge l’Italia verso instabilità e ulteriori incertezze, soprattutto, rispetto all’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che rappresenta un sostegno insostituibile per una solida ripresa economica e sociale del nostro Paese.

La crisi degli irresponsabili, il dado è tratto

Agli italiani resta la totale impotenza, costretti ad assistere a un epilogo disastroso e caotico di questa XVIII Legislatura. La crisi degli irresponsabili allontana alcune riforme per superare trent’anni di ritardi, ad esempio, sul lavoro, l’occupazione e le disuguaglianze. Ma è una minaccia anche pe le nostre imprese esposte pericolosamente al caro energia, al caro delle materie prime, al conflitto russo-ucraino, all’instabilità geopolitica. Sono convinta che la fine del governo Draghi abbia tradito le richieste e le aspettative degli amministratori locali che contano molto sul PNRR, e le tante associazioni della società civile che non hanno mai mancato nelle settimane di crisi politica di manifestare il bisogno di stabilità nell’interesse generale.

La fine del governo Draghi: riflessi in Europa

La caduta di questo governo, inoltre, sottrae all’Italia l’autorevolezza necessaria a ricoprire un ruolo da protagonista ai tavoli europei e internazionali a sostegno di battaglie cruciali, prima di tutto il tetto massimo al prezzo del gas e del petrolio e il taglio alle importazioni energetiche russe. Il 27 luglio scorso, la Commissione europea, rivolgendosi al dimissionario governo Draghi ha assunto l’impegno di attuare la misura, inserendola poi nel testo finale del Piano d’emergenza sulla riduzione dei consumi di gas.

Con questa crisi, il paradosso è che l’Italia ha messo in discussione tutta una serie di battaglie nell’interesse dei cittadini e di una Europa più resiliente alle minacce esterne e interne: per la sovranità energetica, per una collaborazione più stretta tra gli Stati membri, per la riforma dei Trattati, per dire basta al voto all’unanimità in Consiglio e per il superamento di ‘vecchi’ vincoli di Bilancio.

Ambiguità e interessi, le ragioni della crisi degli irresponsabili

Insomma, l’Italia avrebbe potuto dare un notevole contributo al cambiamento in Europa lavorando al tempo stesso su problemi ed emergenze sociali ed economiche ancora irrisolte. Invece, in un momento tanto delicato, non possiamo neppure sottovalutare il rischio, che l’irresponsabilità di chi ha generato per i propri interessi questa crisi, spalanchi le porte a coloro che strizzano ben volentieri gli occhi al presidente, Vladimir Putin, e che non sembrano tenere conto della pericolosa fragilità dell’Italia sui mercati.

Nei mesi scorsi, parte di questi irresponsabili ha dimostrato ambiguità sull’impegno militare dell’Italia a sostegno dell’Ucraina. Assertori di un’inevitabile resa di Kiev o di demagogiche posizioni su un presunto governo ‘guerrafondaio’.

Fornire armi e aiuti umanitari invece è servito a rinsaldare i valori dell’atlantismo, delle democrazie liberali, e dell’Unione europea. Il governo Draghi, infatti, con il ministro degli Esteri Di Maio, non ha mai posto veti su una soluzione diplomatica. Logicamente, a patto che ci fossero le condizioni, coscienti di dovere trattare con Putin che ha dato il via a una inaccettabile guerra di aggressione alle porte dell’Europa,  

A Vladimir Putin, quella parte di irresponsabili, ha fatto il regalo più grande: far cadere il governo Draghi, caduta alla quale ha assistito compiaciuto.

 

 

Nel complesso, quindi, con la fine di questa Legislatura, a soli otto mesi dalla scadenza naturale, il Paese ha bruciato una parte della propria credibilità e della propria autorevolezza, con l’aggravante di avere voltato le spalle ai bisogni reali dei cittadini italiani. Delle famiglie e delle imprese.

 

 

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, non iscritti. Le opinioni espresse sono di responsabilità esclusiva dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale del Parlamento europeo.