La pace possibile: la Russia rinunci a ‘cancellare’ l’Ucraina come Stato sovrano

La Pace

Ho partecipato alla manifestazione per la Pace, tenutasi a Roma, lo scorso 5 novembre.

Ho firmato, assieme ad altri europarlamentari italiani, una lettera in cui ho ribadito il mio sostegno alle ragioni dell’Ucraina, Stato sovrano aggredito dalla Federazione Russia che violando il diritto internazionale, venendo meno all’impegno di garantire la sicurezza internazionale – quale membro permanente delle Nazioni Unite – e mettendo a repentaglio la pace in Europa continua a macchiarsi di gravi crimini contro l’umanità e a tentare di conquistare un Paese libero e indipendente.

Le ragioni che spingono gli avversari a imbracciare le armi, a lanciare missili, sono diverse. Non possono essere messe sullo stesso piano. Non si può optare per una ambigua neutralità, dannosa per l’Unione europea e per il nostro Paese.

Sono convinta che sia solo mera propaganda e opportunismo elettorale mettere in discussione l’invio di armi all’Ucraina.

Il sostegno europeo all’Ucraina

Il mese scorso, in occasione della escalation della guerra in Ucraina da parte della Russia, una escalation che purtroppo continua ancora oggi nelle stesse ore in cui sto scrivendo, ho votato a favore della risoluzione del Parlamento europeo con cui l’Ue ha ribadito il sostegno all’Ucraina per tutto il tempo necessario.

Il sostegno al popolo aggredito deve continuare a essere concreto. Per questo non può prescindere dall’invio di armi o dall’invio di aiuti umanitari e dall’accoglienza dei rifugiati ucraini in fuga dalle città assediate e sotto incessanti bombardamenti dell’esercito russo. Questa guerra, originata dall’invasione e conquista della Crimea da parte di Mosca, è complessa. Da essa dipenderà il futuro assetto della comunità internazionale che conosciamo.

Come ho già detto, l’aggressore non può essere in alcun modo giustificato per le azioni commesse. Tale premessa non è in discussione. La mia partecipazione alla manifestazione del cinque novembre scorso è giustificata dalla convinzione che la diplomazia e la pace vanno costruite in modo pragmatico e intelligente. Non ideale. Fino a quando la Russia non rinuncerà al progetto di ‘cancellare’ l’Ucraina come Stato sovrano, ogni sforzo per una tregua o un cessate il fuoco sarà inutile.

Numeri e fatti

Potrà con una recessione globale, la Russia continuare a sostenere gli sforzi militari in Ucraina soprattutto ora che sul terreno l’esercito ucraino sta riconquistando terreno e le centinaia di migliaia di vittime tra le file dell’esercito russo non potranno a lungo essere ‘nascoste’ alle famiglie?

Cari lettori, alcuni numeri: perché è basandosi sui dati e sui fatti che è possibile avere piena consapevolezza del peso di questa guerra in termini economici, di contributo all’invio di armi e di aiuti umanitari.

Sanzioni e isolamento, effetti sull’economia russa

Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, la Russia di Putin, sotto le sanzioni più alte che l’Occidente abbia mai comminato dalla Seconda guerra mondiale in poi, dovrà affrontare una recessione del 3,4% e un rallentamento economico del 6,4%.

Oltre alle sanzioni, che ad oggi coinvolgono un quarto dell’import-export russo, l’accesso ridotto alle tecnologie occidentali colpirà la crescita potenziale del Paese. Infine, l’allontanamento dell’Europa dal petrolio e dal gas russo potrebbe anche incidere sulla capacità del Cremlino di rifornire finanziare il conflitto e gestire la produzione di combustibili fossili. Ricordo che la Russia che in questi mesi ha stretto degli accordi con la Cina e l’India è costretta a bruciare una parte del gas naturale estratto in Siberia.

Non è vero quindi che le sanzioni non stanno funzionando e che la Federazione russa non stia subendo gli effetti negativi della sua guerra di aggressione. Al summit G20 di Bali, i leader dei grandi paesi, nonostante le prime resistenze di Pechino e Delhi, hanno condannato il conflitto russo-ucraino, sottolineando le pesanti ripercussioni economiche, geopolitiche, energetiche e alimentari che riguardano tutta la comunità internazionale.

Contributo dell’Italia alla guerra in Ucraina

Per sostenere la resistenza dell’Ucraina contro l’invasione russa, l’Unione europea ha inviato massicci aiuti militari a Kiev.

Ma secondo i dati dell’Ukraine Support Tracker, il maggiore sostegno militare arriva dagli Stati Uniti che hanno fornito a Kiev l’equivalente di 7,6 miliardi di euro di aiuti totali nelle quattro settimane successive all’inizio dell’invasione del 24 febbraio. Di questi, 4 miliardi e 366 milioni sono aiuti militari, quasi quattro volte gli aiuti militari di tutti gli altri 30 Paesi occidentali presi in considerazione dallo studio che ho appena citato.

Il secondo contributo più grande arriva dalla Polonia (963 milioni di euro), seguono Regno Unito (721 milioni di euro), Germania (492 milioni di euro), Francia (416 milioni di euro) e Italia (260 milioni di euro). Appena lo 0,36% delle forniture militari giunte a Kiev.

Accoglienza dei rifugiati ucraini in Europa e in Italia

L’invasione russa dell’Ucraina, iniziata da Vladimir Putin a fine febbraio, ha scatenato una delle peggiori crisi umanitarie degli ultimi decenni. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, circa 4,8 milioni di persone – circa il 10% della popolazione totale del Paese – sono fuggite dal Paese.

Di questi, 2,7 milioni sono andati in Polonia, 732 mila in Romania, 454 mila in Ungheria, 421 mila in Moldavia, 333 mila in Slovacchia, 485 mila in Russia e 23 mila in Bielorussia.

In Italia sono arrivate 95 mila persone dall’Ucraina, di cui 49 mila donne, 35 mila minori e 11 mila uomini. La netta prevalenza di donne e minori è dovuta al fatto che gli uomini tra i 18 e i 60 anni non possono lasciare il Paese perché chiamati a combattere contro i russi.

Alcune considerazioni

Non è sbagliato invocare la pace. Ritengo però centrale chiedersi quale peso diplomatico possono avere i singoli Stati membri dell’Unione europea, Italia compresa. Io credo nessuno.

È l’Unione europea che deve rendersi protagonista per elaborare negoziati utili e credibili. Per farlo però deve presentarsi agli interlocutori – Ucraina e Russia – come un attore unico. E rafforzare al tempo stesso il messaggio all’opinione pubblica che degli errori in passato sono stati sì commessi ma che ora è il tempo della responsabilità politica e legale dinanzi a una aggressione militare folle, pericolosa e ingiustificata e che una pace raggiunta con una resa dell’Ucraina non sarà mai Pace ma una rischiosa menzogna alla collettività.

Per questo, sono convinta che in primo luogo l’Unione europea debba coordinarsi e raccordarsi in modo più stretto a livello politico-diplomatico con gli Stati Uniti.

In secondo luogo, con il conflitto, l’Ucraina ha ricevuto lo status di candidato ad entrare nell’Ue. Per questo, le premesse per una Pace possibile andrebbero ricercate dall’Unione europea nella prospettiva di una reale stabilità dell’Ucraina. Stabilità che io credo passi necessariamente dalla integrità territoriale del Paese aggredito – come ha ricordato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – e dal rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali. Ricostruire l’Ucraina vorrà dire ricostruire un pezzo di Europa. Dovrà essere una ricostruzione senza ombre e zone grigie. Priva anche solo di residui per un nuovo possibile conflitto. 

 

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, non iscritti. Le opinioni espresse sono di responsabilità esclusiva dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale del Parlamento europeo.