Stage gratuiti e pagati male? No, grazie. La mia battaglia in Europa

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In Italia il fenomeno degli stage e dei tirocini extra curriculari non pagati ha raggiunto oramai livelli intollerabili. Né l’Unione europea né il nostro Paese sanno con esattezza quale sia il numero degli stagisti e dei tirocinanti. Inseriti nella voce “occupati” dalle statistiche ufficiali di cui disponiamo, non conosciamo quanti giovani, ma anche meno giovani, con il pretesto spesso di ricevere una formazione professionale, lavorano senza stipendio o percependo un rimborso spese ridicolo, al limite della sussistenza. Ad esempio, in Italia, i dati più aggiornati riferiti al 2021, considerano 336mila tra stagisti e tirocinanti, ma il numero è probabile che sia sottostimato. Questo è uno dei tanti aspetti emersi durante la discussione del 30 novembre scorso in Commissione Occupazione e Affari Sociali del Parlamento europeo che propone una iniziativa legislativa vincolante per vietare finalmente stage e tirocini extra curriculari non pagati o pagati pochissimo.

 

 

Stage, la mai avviata riforma del mercato del lavoro

Come è noto, il nostro Paese è enormemente in ritardo sulle politiche attive per il lavoro e sui salari bassi e stagnanti. La battaglia contro gli stage e i tirocini non retribuiti fa il paio con l’introduzione del salario minimo europeo. È un’altra battaglia politica e sociale in cui credo non solo per le condizioni in cui versa il mercato del lavoro italiano ma anche per le iniquità trascurate che hanno e continuano a penalizzare soprattutto i giovani. Iniquità che sono alla base, in parte, del drammatico crollo demografico del Paese ma anche dell’esodo all’estero dei giovanissimi e dei giovani per motivi di lavoro e di studio.

In particolare, la legislazione italiana sugli stage e sui tirocini è lacunosa e in ritardo. Gli abusi sono diventati la regola e così ci ritroviamo persino lavoratori over 40 assunti con contratti di stage e tirocinio. O, ancora, giovanissimi, qualificati e competenti, costretti a lavorare come un dipendente ma senza essere pagati, a cui si aggiungono il danno e la beffa di dovere lavorare in assenza di un tutor che li formi professionalmente come prevederebbe, per legge, lo stage o il tirocinio. Insomma, credo che essi costituiscano oggi un’arma sociale pericolosa e una subdola forma di sfruttamento dei lavoratori i quali vengono privati di qualsiasi prestazione sociale e tutela.

Mancano dati certi su stage e tirocini

In primo luogo, dobbiamo sicuramente rimediare alla mancanza di dati. L’Ue e l’Italia devono iniziare a monitorare quanti stage e tirocini extra curriculari sono stati attivati in un anno; verificare quelli non pagati; attenersi a quelle che sono le norme e alle linee guida in vigore: penso ad esempio alla direttiva salario minimo, che grazie ad un emendamento da me presentato, prevede che salari dignitosi vengano assicurati anche in caso di stage e tirocinio. Controllare e sanzionare i datori di lavoro che non garantiscono uno stipendio. Infine, osservare quanti stage e tirocini si trasformano in contratti stabili.

Ma la mia amarezza prevale sui segnali positivi contro stage e tirocini non pagati o pagati mali che giungono dal Parlamento europeo. Il 30 novembre scorso, la maggioranza di centro-destra, con l’astensione di Italia Viva e Azione, ha detto ‘no’ alla introduzione del salario minimo in Italia, remando contro il lavoro dignitoso ma anche contro giovani e meno giovani costretti a stage e tirocini da fame o non retribuiti. A quanto pare il governo Meloni ha altre priorità, scartando l’opportunità di un tavolo di concertazione con le parti sociali per risolvere il problema dei salari bassi, e da oltre 30 anni, stagnanti. Per arginare il lavoro povero e per tutelare centinaia di migliaia di giovani stagisti e tirocinanti.

Ritengo quindi che il voto della Camera dei Deputati è un atto irresponsabile e una mancanza di coraggio, che mi amareggia e mi colpisce molto anche se è giunta senza sorprendermi troppo proprio mentre discutevo in Commissione Occupazione e Affari Sociali a sostegno di una occupazione e una formazione professionale di qualità.

Il mio lavoro al Parlamento europeo

In questi tre anni al Parlamento europeo mi sono sempre battuta perché si intervenisse per regolare in modo equo gli stage e i tirocini in tutti i paesi europei e perché ai nostri giovani venissero garantite condizioni di lavoro dignitose e protezione sociale. L’Ue ha il dovere di creare un quadro normativo comune e di abolire stage e tirocini non retribuiti e pagati male anche per favorire finalmente un percorso lavorativo adeguato alle competenze acquisite e percorsi formativi veri che incrocino l’evoluzione dell’economia e della società verso la transizione verde e digitale. L’Italia non può fare finta di nulla. 

Il testo per l’Orientamento delle politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione contiene ad esempio un emendamento importante proprio contro gli stage non retribuiti o retribuiti pochissimo. Segno che il Parlamento europeo è convinto e determinato ad arrivare fino in fondo per dare all’Unione europea finalmente una legislazione compiuta e chiara. L’Aula parlamentare ha voluto mettere nero su bianco che i paesi membri devono garantire una equa retribuzione ai giovani lavoratori in caso di stage e tirocini. E garantire loro condizioni di lavoro dignitose e le prestazioni sociali. Ancora una volta constato che il governo Meloni preferisce ignorare orientamenti, norme e raccomandazioni europee. Perché? Qual è la ricetta che propone per aiutare i lavoratori e i giovani che non siano solo dei meri rattoppi?

Stage, il governo Meloni in direzione ostinata e contraria

Concludo, ricordando che sugli stage e i tirocini, ad esempio, il precedente governo con l’allora ministro del Lavoro, Andrea Orlando, aveva iniziato una mappatura nelle regioni degli stage e dei tirocini. Nella legge di Bilancio 2022 si era chiesto alle Regioni di mettere a punto nuove linee guida che sostituissero quelle del 2017.

La caduta del precedente governo ha interrotto questo lavoro di cui dovrebbe farsi carico questo Esecutivo, perché il tema è importante e non va trascurato nella prospettiva del PNRR.  Ma anche perché da esso dipende il futuro dei nostri giovani; il corretto funzionamento del mercato interno e la piena realizzazione dell’economia sociale di mercato a cui troppe volte abbiamo dichiarato di ispirarci e che raramente ha trovato attuazione nell’interesse di tutti.

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, membro non iscritto. Le opinioni espresse sono di responsabilità esclusiva dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale del Parlamento europeo.