Vino come le sigarette, stop a etichette fuorvianti sul made in Italy!

vino

È semplicemente inaccettabile che la Commissione europea con il silenzio-assenso abbia di fatto dato il via libera ala proposta di legge presentata dall’Irlanda per apporre in modo del tutto indiscriminato l’etichettatura sanitaria sulle bottiglie di alcolici, anche su quei prodotti con una bassa gradazione alcolica, quali il vino e la birra. La proposta di legge irlandese rappresenta un precedente pericoloso, perché equipara il vino italiano – per il 70 per cento Docg, Doc e Igt apprezzato ed esportato in tutto il mondo – alle sigarette.

Contrari all’etichettatura sanitaria sono Italia, Francia e Spagna e altri sei Stati europei, poiché essa costituisce una pericolosa barriera alla commercializzazione dei prodotti vitivinicoli sul mercato e quindi una seria minaccia al made in Italy. L’altro aspetto controverso è che Bruxelles così facendo vanifica la mia battaglia, e quella di tutto il Parlamento, per evitare che col Piano europeo contro il cancro si finisse per fare di tutta una erba un fascio, bollando il vino (o la birra) come un prodotto nocivo per la salute.

Irlanda, etichette del vino come per le sigarette

Dublino ha notificato la sua proposta di legge a Bruxelles nel giugno scorso. A fine dicembre 2022, dopo cinque mesi di silenzio, la Commissione ha confermato all’Irlanda di potere procedere con l’iniziativa legislativa.

Per l’Irlanda, il forte consumo di alcolici è un’emergenza sanitaria nazionale. Così Dublino ha giustificato la decisione di apporre sui prodotti alcolici l’etichettatura sanitaria, costringendo i consumatori a dovere leggere, al momento dell’acquisto, tutta una serie di avvertenze: “Nuoce alla salute”, oppure, “Il consumo di alcol provoca malattie del fegato”, “alcol e tumori mortali sono direttamente collegati”.

Non nego che ci siano Stati membri, in particolare quelli del Nord Europa, in cui l’abuso di alcol è molto diffuso ma ciò non giustifica la scelta della Commissione europea.

Circa il 70% degli uomini e il 34% delle donne sono considerati bevitori a rischio e circa 150mila persone vengono indicate come alcol-dipendenti, secondo i dati di Alcohol action Ireland. Il governo irlandese quindi ha ritenuto necessario intervenire con questo tipo di etichettatura, avvertendo dei danni legati al consumo di alcol, indicando i grammi e non la percentuale, le calorie e infine delle immagini esplicative dei rischi in caso di gravidanza.

Commissione Ue, chi tace acconsente

Anche se sto parlando di una normativa nazionale e non europea, e che non sarà imposta agli altri paesi, mi lascia profondamente perplessa che si sia lasciata così tanta autonomia all’Irlanda nonostante il lavoro condotto sul Cancer Plan a livello parlamentare.

Nel Cancer Plan presentato dalla Commissione europea era stato stabilito infatti che il consumo moderato e minimo di alcol fosse pericoloso per la salute. Un approccio che ho subito considerato eccessivo, rigido e miope. Se è vero che non esiste un livello di consumo di alcol privo di rischi per la salute è altrettanto certo che vi è una netta differenza tra consumo e abuso.

Fortunatamente, la Plenaria dello scorso febbraio ha approvato gli emendamenti che chiedevano di escludere la richiesta della Commissione di apporre avvertenze sanitarie come quelle che si leggono sui pacchetti di sigarette. Un importante punto a favore della linea italiana con cui abbiamo messo al sicuro la filiera vitivinicola del nostro Paese e di tutta l’Unione europea.

L’Irlanda, ma potrebbero imitarla presto anche altri Stati del Nord Europa, non può pensare di risolvere il problema dell’abuso di alcol, soprattutto legato ai superalcolici, criminalizzando persino prodotti di eccellenza e frutto di tradizioni antichissime, su cui non esistono controindicazioni per la salute umana, se consumati responsabilmente.

Per questo, sono convinta che siano fondate sia le mie perplessità nei confronti della Commissione europea che così facendo dà l’impressione di volere ribaltare le decisioni parlamentari sia le preoccupazioni di effetti negativi per il made in Italy.

 

 

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Vino, a rischio una filiera di grande valore e qualità

Il vino è una eccellenza dall’inestimabile valore economico, culturale e storico. Solo in Italia, il settore vinicolo produce un fatturato che vale 14 miliardi di euro, dei quali 8 miliardi di export nel 2022, e dà lavoro a 1,3 milioni di persone. Sono dell’avviso che l’equilibrio nutrizionale è da ricercare attraverso il giusto bilanciamento tra cibi diversi consumati nella dieta giornaliera. E non condannando uno specifico prodotto. Inoltre, l’idea di etichettare il vino come una bevanda pericolosa per la salute mette a rischio il grande patrimonio costituito dallo stile di vita incentrato sulla Dieta mediterranea.

Essa è il frutto di un lavoro quotidiano di milioni di agricoltori che ogni giorno si prendono cura dei prodotti lungo tutta la filiera, contribuendo anche a proteggere i territori e la biodiversità.

Per l’Italia difendere il vino e uno stile di vita sano ed equilibrato, possibile anche grazie a un consumo consapevole di prodotti di eccellenza, significa tutelare da futili criminalizzazioni secoli di storia che tra l’altro restano sotto il costante attacco di contraffazione, imitazione, sounding e ora anche dall’aumento dei prezzi.

No a inutili criminalizzazioni

Nel mio lavoro al Parlamento europeo mi sono da sempre opposta a sistemi di etichettatura fuorvianti e dannosi per i consumatori.

Il modello di etichettatura migliore è quello che non crea né barriere all’ingresso né condizionamenti nei confronti dei consumatori come rischia di fare una etichetta che a prescindere da evidenze scientifiche, e soprattutto dalla quantità consumata, “terrorizza” e “disinforma”.

Più volte mi sono espressa a favore dell’etichettatura Nutrinform che, a differenza del Nutriscore, rappresenta uno strumento che può effettivamente aumentare le conoscenze nutrizionali sul prodotto e favorire scelte più consapevoli da parte dei consumatori e comportamenti più responsabili da parte dei produttori.

Sono convinta quindi che non sia questa la strada giusta per rispondere a quella “emergenza sanitaria legata all’abuso di alcolici” (soprattutto di superalcolici) invocata dall’Irlanda per ottenere il via libera da Bruxelles e che la commissione europea col suo comportamento non rispetta il lavoro del Parlamento europeo.

 

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, non iscritti. Le opinioni espresse sono di responsabilità esclusiva dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale del Parlamento europeo.