Futuro dell'EuropaNewsEuropa, il discorso sullo Stato dell’Unione: priorità, traguardi e sfide

22 Settembre 2022
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L’Europa è riuscita a portare in superficie la sua forza”. “Le sanzioni resteranno”. “Senza unità non avremmo avuto né i vaccini né il Next Generation Eu”. Sono alcuni dei passaggi, a mio avviso, più significativi del discorso sullo Stato dell’Unione, il terzo dall’inizio della legislatura europea, pronunciato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dinanzi al Parlamento europeo il 14 settembre scorso.  Un’ora d’intervento, ricco e articolato, durante il quale von der Leyen ha condensato priorità, traguardi e sfide dell’Europa.

La guerra al centro

Nella prima parte del discorso sullo stato dell’Unione, von der Leyen ha reso omaggio al coraggio dell’Ucraina e alla sua capacità di resistenza di fronte all’aggressione russa. Ha giustamente ricordato all’assemblea parlamentare che la reazione dell’Unione europea è stata straordinariamente compatta e solidale. E lo ha fatto spiegando come dalla crisi economico-finanziaria del 2008 a oggi, l’Europa sia riuscita a modificare il modo con cui dà le risposte che servono ai cittadini, alle famiglie e alle imprese.

Nel 2008 – ha ricordato von der Leyen – ci sono voluti anni prima che l’Unione europea adottasse una soluzione compatta per affrontare la crisi. Nel 2020, con la pandemia Covid-19, ci ha messo una settimana, dando vita al più grande piano economico, il Next Generation Eu, dopo il Piano Marshall scegliendo di condividere rischi e obiettivi. Con l’invasione russa dell’Ucraina, l’Europa non ha esitato un solo giorno, condannando il presidente Vladimir Putin e optando per sanzioni dure e doverose e per un supporto militare e umanitario imprescindibili a favore di Kiev.

La presidente ha riferito che l’Unione europea ha già fornito all’Ucraina 19 miliardi di euro, impegnandosi per la sua ricostruzione e la prospettiva di un accesso del Paese aggredito al mercato interno europeo. La guerra è una questione di sicurezza, di rispetto del diritto internazionale – violato da Putin – di difesa dell’Unione europea ma anche una questione di democrazie contro autocrazie. Per questo, von der Leyen è stata molto chiara sulle sanzioni contro la Russia rispetto alle quali certe forze politiche hanno dimostrato ambiguità.

Il richiamo contro tali ambiguità è inequivocabile. E va sostenuto, poiché l’Europa non può scendere a patti con la Russia che ha aggredito uno Stato sovrano; ha portato la guerra alle porte dell’UE, ed è responsabile della instabilità internazionale e della crisi economica e sociale che tanti paesi europei, Italia compresa, stanno toccando con mano. Basta vedere il solo aumento spropositato delle bollette della luce e del gas, che sta mettendo in ginocchio famiglie e imprese.

Sono convinta che la condanna dei governi e delle forze politiche, che con la loro condotta ambigua nella scelta dei loro partner, alimentano divisioni politiche e sociali all’interno degli Stati nazionali e di riflesso in Europa, debba continuare a essere netta. L’Europa e tutti noi vogliamo che il conflitto arrivi a una tregua e a una risoluzione pacifica, ma dopo la grave violazione del diritto internazionale e le continue minacce di Putin contro le democrazie non possiamo cedere. Farlo metterebbe in discussione tutto.

Europa, le sanzioni funzionano

In Italia, le stesse forze politiche ambigue e contraddittorie sul conflitto russo-ucraino continuano a sostenere che le sanzioni non stanno funzionando. Falso. La Russia non riesce più a vendere il carbone che produce, e inizia a fare fatica ad esportare il petrolio, il cui prezzo comunque è sceso drasticamente, da quando l’UE ha tagliato le importazioni di greggio russo del 90%. Inoltre Mosca non ha più libero accesso alla tecnologia occidentale, con ripercussioni sull’esercito, i carri armati, gli aerei, e le telecomunicazioni. La Russia sta subendo danni anche nel settore agricolo  e farmaceutico poiché ha sempre importato molto per mandare avanti la propria economia e con le sanzioni europee e occidentali inizia a fare fatica a mandare avanti le catene di produzione.

Inoltre, tali partiti – Fd’I e Lega – hanno votato contro la risoluzione del Parlamento europeo, con la quale la maggioranza degli eurodeputati ha chiesto alla Commissione di prorogare il blocco ai fondi del Next Generation Eu nei confronti dell’Ungheria. Il premier Viktor Orbàn non ha mai sostenuto le sanzioni contro la Russia, e sono note le riforme nazionali, promosse dal partito Fidesz, che hanno messo in discussione lo Stato di diritto.

Ho appoggiato subito la risoluzione perché, come chiarisce la stessa, l’accesso alle risorse europee è vincolato al rispetto dei principi e dei valori democratici. L’Ungheria di Orbàn ha dimostrato in più occasioni di non condividerli, preferendo un modello di ‘democrazia illiberale’ inconciliabile con i trattati europei. Ma la posizione dell’Ungheria è ancor più compromessa oggi, perché Orbàn ha scelto apertamente di tenere un piede in Europa e un piede nella Federazione Russa.

In questi mesi di difficoltà, Orbàn ha fatto incetta di gas russo mentre l’Unione europea lavorava per piani di emergenza che mettessero fine alla dipendenza dalle forniture di Mosca. Piani, dal RePower EU a quello sul risparmio del consumo di gas che ho sempre sostenuto convintamente al Parlamento europeo. Con cui l’Europa potrà affrontare meglio la crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina.

Famiglie e imprese europee vanno sostenute

Tuttavia non possiamo negare che la speculazione e il conflitto stanno generando effetti negativi sulle nostre economie, sulle famiglie e sulle imprese italiane ed europee. Da un lato, sono convinta che grazie anche alle misure fin qui adottate il nostro Paese stia dimostrando grande resilienza. Dall’altro, gli italiani sono divenuti il simbolo di una straordinaria capacità di adattamento in un periodo storico molto delicato.

Lo dimostra il fatto che von der Leyen abbia lodato gli operai italiani della ceramiche che hanno spostato i turni di lavoro al mattino presto per risparmiare sul costo dell’energia e del gas, ed evitare una catastrofica chiusura.

La tenuta dell’Europa contro i ricatti della Russia dipende dalle famiglie e dalle imprese. Von der Leyen lo ha fatto capire chiaramente nel suo discorso. Per questo, occorre che sia anche l’Unione europea, oltre che gli Stati nazionali, a sostenerle. Sono convinta quindi che siano molto positive le proposte avanzate dalla Commissione europea.

  • Revisione del regime fiscale
  • Alleggerimenti amministrativi
  • Revisione della direttiva sui ritardi dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni.

Europa, crisi energetica e tenuta del mercato del lavoro

Dall’inizio del conflitto, la Russia usa le risorse energetiche come arma di ricatto contro i paesi europei tentando di indebolirli e di dividerli. Soprattutto nelle decisioni comuni da prendere contro il Cremlino. A metà luglio, la strategia di Mosca sul gas si è tradotta nel taglio di due terzi delle forniture all’Italia. E nello stop del gasdotto Nord Stream 1, tra i più grandi e più importanti al mondo e che collega direttamente la Siberia all’Europa.

Le conseguenze sono già note. Le vediamo concretamente da mesi nella eccezionale volatilità dei costi delle bollette. Migliaia di cittadini rischiano di scivolare nella povertà energetica. Mentre centinaia di migliaia di imprese di chiudere, mettendo a rischio milioni di posti di lavoro.

Le proposte della Commissione

Sul tema della crisi energetica, nel discorso sullo stato dell’Unione, la presidente ha riconosciuto i risultati soddisfacenti raggiunti sull’obiettivo di riduzione progressiva della dipendenza dalle fonti russe (per il gas dal 40% al 9% del totale delle importazioni nella Ue). L’Italia si è mossa per tempo in questa direzione e ha cercato di diversificare il più possibile le sue fonti di approvvigionamento. Potendo contare anche sulle fonti rinnovabili. In modo particolare solare, idroelettrico, eolico e geotermico che coprono il 40% circa del fabbisogno energetico totale tra famiglie, imprese e industria.

La Commissione europea ha annunciato poi altre misure:

  • La riduzione dei consumi di elettricità
  • Il prelievo sugli extra-profitti delle società produttrici di energia elettrica per finanziare misure di solidarietà a famiglie e imprese
  • IL disaccoppiamento del prezzo del gas dal prezzo dell’elettricità. Al fine di abbandonare un sistema di fissazione del costo al megawattora che ruota attorno al metano, prima del guerra materia prima a basso costo.

Continuo a pensare però che sia fondamentale arrivare il prima possibile a un accordo per stabilire il tetto massimo al prezzo del gas. E mettere così fine alla speculazione in atto sul mercato energetico europeo. Senza, credo che i mesi che verranno saranno ancora più instabili: un duro colpo per i cittadini italiani ed europei. Il rischio di entrare in una nuova e lunga fase di recessione economica resta perciò elevato. Dal settore manifatturiero al settore agricolo, il rincaro dell’energia preoccupa tantissimo PMI, MPI, agricoltori, aziende familiari e l’industria più energivora. Dobbiamo quindi evitare che si arrivi a tagli alla produzione, al boom disoccupazione e/o a una nuova esplosione della cassa integrazione. Sul tetto massimo al prezzo del gas continueremo senz’altro a batterci.

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, membro non iscritto. Le opinioni espresse sono di responsabilità esclusiva dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale del Parlamento europeo.

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