Intelligenza artificiale e futuro del lavoro. La sfida della transizione etica

Intelligenza artificiale

Lo scorso 11 marzo, si è svolto a Firenze l’evento “L’intelligenza artificiale e il futuro del lavoro. Le nuove sfide della transizione digitale tra etica e giustizia sociale”, che ho organizzato con il Parlamento europeo e il Comune di Firenze.

Ho avuto l’idea di realizzare quest’evento leggendo un articolo che raccontava della nascita del think tank “Toscana 2050”, voluto dalla presidenza del Consiglio regionale.

Per tanti cittadini, ma anche per molti decisori politici, l’intelligenza artificiale è ancora un qualcosa di indefinito e indistinto.

Intelligenza artificiale e lavoro

Invece appare sempre più chiaro che l’intelligenza artificiale si caratterizza come un fenomeno interno alla digitalizzazione, che genera opportunità ma anche rischi nuovi e diversi da quelli che abbiamo già conosciuto con l’automazione o la robotizzazione.

Il legame tra Intelligenza Artificiale e il lavoro diventa sempre più stringente e il mercato del lavoro si sta modificando radicalmente.

Il Parlamento europeo, e la Commissione Occupazione e Affari sociali in particolare, si è fatto promotore della necessità di governare la rivoluzione digitale ed in particolare i fenomeni connessi all’Intelligenza Artificiale rispetto al lavoro.

Il Professor Taddei Elmi, Filosofo del Diritto che ho invitato ad intervenire al dibattito, sta studiando questi aspetti. In particolare, ho trovato interessante la sua opinione riguardo alla digitalizzazione e alle ricadute sulla promozione della legalità e della trasparenza.

Il grande timore indotto dalla digitalizzazione, spiega Taddei Elmi, è che

“la materialità del lavoro venga divorata dalla immaterialità della tecnologia e che la riqualificazione del lavoro non riesca a stare al passo dell’innovazione. In questo contesto, il diritto del lavoro deve spostare il focus dal rapporto di lavoro al mercato del lavoro”.

Per contro, la grande speranza è che la trasformazione del lavoro tradizionale in lavoro digitale porti verso il superamento della etero-organizzazione classica del lavoro. Con meno rigidità e più autonomia; meno gerarchia e verticalità e più orizzontalità.

Come cambieranno occupazione e formazione

Nel mio intervento di introduzione, ho sottolineato alcuni aspetti che considero cruciali.

Sul fronte occupazionale ho avuto modo di leggere numerosi studi che spesso si concentrano nel fare delle stime quantitative sul numero dei posti di lavoro che saranno generati o cancellati dall’intelligenza artificiale.

Sono convinta che sotto questo profilo, purtroppo, non si hanno certezze. Calcolare il saldo dei posti di lavoro, sì, è importante, ma rischia di essere fuorviante rispetto all’obiettivo principale. Ossia quello di accompagnare una transizione epocale garantendo un’occupazione di qualità.

Occorre prendere atto che l’innovazione tecnologica corre ad una velocità tale che ogni cittadino dovrà avere l’opportunità di essere costantemente aggiornato sui cambiamenti degli strumenti e sulle loro funzioni. A tal fine, l’istruzione diventa fondamentale, un corso di alfabetizzazione informatica non basta più; per cui tutta la didattica dovrà essere ripensata e rimodulata per ogni percorso di studio.

Per questo a livello europeo sono impegnata affinché si riconosca il diritto alla formazione permanente che prevede azioni di re-skilling e up-skilling.

E’ evidente che i lavori ripetitivi e di bassa qualità, ma anche taluni lavori ad alta qualità professionale saranno travolti dalla transizione digitale, ponendoci davanti la necessità che nuove figure professionali, con profili molto diversi, dovranno essere riassorbiti nel mercato del lavoro.

Nuovi diritti necessari

Altro tema chiave è il lavoro ubiquitario che rischia di destrutturare – oltre la prestazione lavorativa in sé – le relazioni sociali e familiari.

Si tratta del lavoro senza luogo fisico e senza orario di lavoro prestabilito. Un concetto più ampio di quello che cerchiamo spesso impropriamente di ricomprendere sotto il nome di smart working.

Come legislatori europei abbiamo già espresso la volontà di definire questa nuova modalità di espletamento dell’attività lavorativa attraverso il riconoscimento di una serie di diritti. Primo tra tutti quello alla disconnessione.

Si tratta in definitiva di rimodulare il nuovo paradigma di cosa sia l’orario di lavoro. Un po’ come avvenne nel 1919 quando la Convenzione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro definiva la durata massima dell’orario di lavoro giornaliero in 8 ore e quello settimanale in 48 ore.

Inoltre in questi giorni stiamo discutendo della proposta di Direttiva per il miglioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori delle piattaforme. Nel quasi completo vuoto legislativo a livelli nazionale, l’Unione Europea deve tutelare gli addetti della Gig economy che sinora hanno visto riconosciuti i loro diritti solo grazie alle sentenze dei Tribunali del Lavoro in numerosi Paesi europei.

Ci sono due grandi questioni:

  1. la definizione dello “status” di questi lavoratori, ossia se questi debbano essere considerati subordinati o autonomi.
  2. impedire la disumanizzazione del lavoro che deriva proprio dall’uso disinvolto degli algoritmi. Attraverso i quali si controlla in modo pervasivo ogni aspetto dell’attività lavorativa. Dalla selezione del personale ai licenziamenti, dai carichi di lavoro e alle pause fino alla fissazione dei livelli retributivi.

Alcune conclusioni

Da cittadina, prima che da parlamentare, credo che tutti noi dovremmo impegnarci per tracciare una via etica ed antropocentrica dell’intelligenza artificiale.

L’essere umano dovrà diventare forza motrice dell’innovazione e della transizione e al contempo come beneficiario.

Ritengo che la Commissione europea abbia adottato un approccio normativo sbagliato rispetto all’applicazione dell’intelligenza artificiale sull’organizzazione e sulle condizioni di lavoro. Di fatto i lavoratori sono considerati alla stregua di consumatori o addirittura come prodotti, non comprendendo la complessità del fenomeno e le ripercussioni sul mondo del lavoro.

È pertanto auspicabile un cambio di rotta che adotti un approccio trasversale che preveda la piena declinazione della dimensione occupazionale e sociale.

I cambiamenti a cui andremo incontro sono tanti e tali che non basterà adeguarsi o innovarsi individualmente. Bisognerà farlo in modo collettivo, senza lasciare indietro nessuno.

Solo così l’intelligenza artificiale potrà rappresentare un’opportunità per tutti i cittadini. Trovando nel mondo del lavoro una dimensione nella quale potere alimentare conoscenza e coscienza dell’I.A.

 

 

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, non iscritti.
Le opinioni espresse sono di responsabilità esclusiva dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale del Parlamento europeo.