Accordi commerciali, un bene o un male per il made in Italy?

Cibi e bevande straniere sono sei volte più pericolose di quelle made in Italy. Lo dimostra il numero di prodotti agroalimentari extra-comunitari con residui chimici irregolari: nel 2019 pari al 5,6% rispetto alla media Ue dell’1,3% e appena lo 0,9% dell’Italia.

I dati dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) mostrano chiaramente che per avere cibo di qualità e senza rischi per la salute è fondamentale prestare grande attenzione al modo in cui cibi e bevande vengono prodotti.

Accordi commerciali, sì a standard di qualità univoci

Ritengo che tutti i beni importati dall’Italia o dall’Europa debbano rispettare standard di qualità e sicurezza univoci. Dobbiamo infatti garantire che dietro gli alimenti italiani e stranieri ci sia un analogo percorso di rispetto dell’ambiente, del lavoro e della salute.

Ho insistito molto perché questo concetto, che ritengo fondamentale per contrastare ogni forma di concorrenza sleale, fosse inserito nel testo finale della risoluzione sulla Strategia Farm to Fork.

L’Unione europea, dunque, dovrà prestare più attenzione alla conclusione di accordi commerciali con i Paesi terzi. Ponendosi sempre come scopo primario la tutela dei prodotti europei, in particolare di quelli a denominazione di origine protetta (DOP, IGP e DOC). L’Italia è il paese europeo con l’agricoltura più “green” e può inoltre svolgere un ruolo di guida nell’ambito della sicurezza alimentare.

Rischi e benefici

Gli accordi di libero scambio possono costituire un rischio. Lo abbiamo già visto con l’entrata in vigore del CETA  tra UE e Canada che nel 2020 ha fatto aumentare le importazioni di grano canadese in Italia del 70% rispetto all’anno precedente.

Come è noto, in Canada è consentito l’uso intensivo del glifosato. Una sostanza chimica largamente impiegata nei prodotti fitosanitari, e nella fase di pre-raccolta, secondo modalità vietate in Italia dove la maturazione avviene grazie al sole.

Il rischio per la qualità e l’unicità dei prodotti made in Italy deriva dall’assenza di standard condivisi e per l’appunto univoci. Inoltre, gli accordi commerciali possono far aumentare i casi di contraffazione, truffa, imitazione e sounding.

Gli ultimi dati sull’Italian sounding, diffusi dalla Coldiretti, descrivono un fenomeno sempre più pervasivo: i primi 10 prodotti più taroccati dell’agroalimentare made in Italy hanno superato i 100 miliardi di euro. Il doppio delle esportazioni di cibo italiano nel mondo. In pratica, due prodotti agroalimentari tricolori su tre sono falsi.

Il controverso accordo Ue e Mercosur

Per tali ragioni, comprese quelle che riguardano gli aspetti di natura ambientale e sanitaria, l’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur – l’area dell’America latina che comprende Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay – presenta ancora molti aspetti problematici.

I negoziati hanno avuto inizio nel 2000 e hanno conosciuto fasi diverse, alternando periodi di stallo ad accelerazioni. L’Ue è il partner numero uno del Mercosur con un volume di investimenti che è quasi triplicato dal 2000 ad oggi, superando i 350 miliardi di euro e il secondo partner commerciale dell’area, dopo la Cina.

Nel pre pandemia le esportazioni dell’Unione verso i Paesi del Mercosur sono state pari a 41 miliardi di euro, mentre le importazioni si sono fermate a 35,9 miliardi.

Nel 2016, a seguito dell’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, l’Unione europea, spinta tra le braccia del partner sudamericano dal lancio della politica del ‘Buy American’, ha rinnovato il processo di negoziazione con il Mercosur arrivando, il 28 giugno 2019, ad un accordo politico.

Il Mercosur non è stato ancora ratificato dai Paesi, proprio perché manca una sostanziale reciprocità degli standard ambientali, sanitari e sociali. E con il voto sulla Strategia Farm to Fork, il Parlamento europeo ha rinnovato la contrarietà al via libera dell’accordo nella sua attuale formulazione.

Italian sounding, truffe, imitazioni e contraffazioni

A oggi il compromesso raggiunto sul Mercosur presenta diversi rischi per il made in Italy. Nel caso del Prosecco e del Parmigiano, ad esempio, si concedono fra i cinque e i sette anni ai Paesi per adeguarsi contro le imitazioni.

È un periodo troppo lungo che rischia di far perdere ulteriori fette di mercato ai nostri produttori. Forti dubbi riguardano naturalmente la sicurezza alimentare delle carni latinoamericane. Le condizioni fitosanitarie di alcuni stabilimenti autorizzati al commercio con l’UE e la mancanza di controlli efficaci destano molte preoccupazioni.

È fondamentale bilanciare i benefici degli accordi commerciali di libero scambio con l’esigenza imprescindibile di proteggere la qualità delle produzioni nel mercato interno.

 

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, membro non iscritto.
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