AgricolturaNewsDop e Igp, il rischio di un sistema di etichettatura penalizzante per i nostri prodotti

27 Ottobre 2021
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I prodotti DOP e IGP rappresentano l’eccellenza della produzione agroalimentare italiana ed europea. Essi sono il frutto di una combinazione unica di fattori umani ed ambientali tipica di un determinato territorio.

Le stime sull’export italiano per il 2021 sono da record, con 50 miliardi di fatturato. Una quota molto importante di queste esportazioni è costituita proprio da prodotti DOP e IGP.

Il rischio di frodi, contraffazioni, imitazioni, e sounding cresce però anno dopo anno. L’Unione europea deve svolgere un ruolo decisivo per la promozione e la protezione di questi prodotti che hanno un enorme valore economico, sociale e culturale.

Nel mio lavoro in Commissione Agricoltura al Parlamento europeo, ho chiesto sin dal principio l’introduzione di una etichettatura obbligatoria di origine di tutti i prodotti. Per potere informare correttamente i consumatori sulle specifiche qualità e sulla provenienza degli alimenti.

Dop e Igp, alimentazione sana: i vantaggi del cibo sano

Sono convinta che sia dovere dell’Unione europea promuovere un modello di dieta vario ed equilibrato e mettere all’angolo alimenti “altamente trasformati” derivanti da produzioni industriali e intensive.

Che possono rivelarsi dannose per la salute dei consumatori, soprattutto, quando non c’è un controllo sulla quantità e sulle frequenze e alla base non c’è neppure uno stile di vita sano.

Uno dei primi vantaggi di una sana alimentazione è la riduzione de “l’onere sulla salute pubblica”. Oggi, l’obesità è tra le patologie che pesa di più sui sistemi sanitari sia nei paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo.

In tutto il mondo, 1,9 miliardi di adulti e 42 milioni di bambini sono in sovrappeso o obesi. In Europa, l’Eurostat stima che il 52,7% della popolazione è in sovrappeso.

Combattere obesità e sovrappeso, consente di ridurre il numero dei pazienti che soffrono di diabete tipo 2. Oppure di mitigare i rischi per quella parte di popolazione che ha conclamati problemi cardiaci o che ha il cancro.

Secondo il World Cancer Research Fund (Wcrf), l’obesità è correlata all’emergere di almeno 12 forme tumorali.

Ho sempre sostenuto la necessità di promuovere diete più sane e più nutrienti. Non è un caso che tra gli emendamenti su cui ho lavorato ci fosse la richiesta di rendere la dieta mediterranea un modello di alimentazione.  

Essa è il frutto di un lavoro quotidiano di milioni di agricoltori che ogni giorno si prendono cura dei prodotti lungo tutta la filiera, contribuendo anche a proteggere i territori e la biodiversità.

Etichettatura fronte pacco: la parola d’ordine è tutelare il Made in Italy

Ho sempre detto che occorre promuovere, il più possibile, un ritorno “alle origini”. Abbiamo bisogno di prodotti a indicazione geografica che esaltino il territorio, la cultura e la storia dei luoghi in cui vengono prodotti.

I prodotti DOP e IGP rappresentano il fiore all’occhiello del made in Italy e non vi è ragione di utilizzare un sistema di etichettatura nutrizionale che confligga con esistenti regimi di qualità europei.

Ritengo che non abbia neppure senso adottare un sistema che non sappia informare correttamente i consumatori, limitandosi a influenzarli sull’alimentazione.

I prodotti DOP e IGP si basano sul Sistema italiano di etichettatura cosiddetta “a batteria” che considero essere uno strumento più adeguato del Nutriscore francese.

Due modelli di etichettatura profondamente diversi: Nutrinform e Nutriscore

Il sistema Nutrinform Battery fornisce ai consumatori informazioni chiare e immediate sulle caratteristiche nutrizionali del prodotto. Un meccanismo che favorisce consapevoli scelte alimentari.

Il sistema italiano di etichettatura a “batteria” contiene infatti l’indicazione quantitativa del contenuto di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale per singola porzione di prodotto in rapporto al fabbisogno giornaliero raccomandato al consumatore.

Il sistema a “batteria” informa il consumatore in modo congruo, indicando l’apporto energetico e nutrizionale delle effettive porzioni di prodotto consumate.

Nulla a che fare con la proposta di etichettatura Nutriscore che assegna ad ogni alimento un colore Verde=Ok, Rosso=Stop in relazione al livello di grassi, zuccheri e sale calcolati sempre su 100 grammi di prodotto.

Questo sistema di fatto penalizza molti degli ingredienti che sono alla base della dieta mediterranea. Premiando invece cibi e bevande ricche di ingredienti chimici o ultra trasformati.

Un esempio: l’olio di oliva, viene identificato come “grasso”, senza considerarne la reale dose di consumo giornaliero, il lato nutrizionale e i benefici ad esso correlati.

Cosa chiediamo alla Commissione UE

Ci siamo battuti fino in fondo per cambiare l’approccio della Commissione, evitando che nel testo del Parlamento Ue ci fosse un riferimento esplicito al Nutriscore.

Abbiamo chiesto e ottenuto che l’etichettatura nutrizionale sia informativa e non distorcente. Basata su studi scientifici indipendenti con messaggi chiari e comprensibili per il consumatore.

Ho così accolto con favore l’idea di mettere in piedi un sistema armonizzato di etichettatura nutrizionale cosiddetta fronte-pacco (FOP) da apporre sulla parte anteriore dell’imballaggio.

Sono però convinta che questo sistema non si debba applicare:

  • ai prodotti agroalimentari a denominazione di origine protetta (DOP);
  • a indicazione geografica protetta (IGP);
  • a tutti quegli alimenti costituiti da un unico ingrediente come l’olio d’oliva.

Siamo riusciti ad avere nel testo del Parlamento riferimenti espliciti per tutti questi alimenti, per ottenere così una deroga al sistema di etichettatura armonizzato a livello europeo.

Abbiamo chiesto alla Commissione di non optare per soluzioni semplicistiche per non arrecare un danno al consumatore, impedendogli di avere piena consapevolezza di cosa sia un prodotto sano, e ai piccoli produttori di cibo di qualità.

L’etichettatura nutrizionale in Europa

L’Unione europea non è “nuova” al sistema di etichettatura. Con il regolamento 1169/2011 infatti già una decina di anni fa era stato messo nero su bianco come essa costituisse “uno dei metodi principali per informare i consumatori sulla composizione degli alimenti e aiutarli ad adottare decisioni consapevoli”.

L’Unione aveva preso atto di quanto il grande pubblico fosse interessato al rapporto tra alimentazione e salute e volesse essere libero di scegliere una dieta adeguata alle esigenze individuali.

La Strategia Farm to Fork con cui l’Unione europea si prefigge di compiere il grande passo verso una agricoltura sempre più sostenibile non può trascendere da tale base di partenza.

Così come oggi da tutte le leggi che tutelano e garantiscono l’unicità dei prodotti DOP e IGP. Un inestimabile patrimonio agroalimentare, culturale ed economico che l’Unione europea deve difendere, riconoscendo l’eccellenza italiana.

Made in Italy agroalimentare, un’eccellenza apprezzata nel mondo

L’Italia è il Paese con il maggior numero di prodotti agroalimentari a denominazione di origine e a indicazione geografica riconosciuti dall’Unione europea. Ben 838 prodotti che contribuiscono a renderci un Paese unico al mondo nel settore agroalimentare.

Materie di prima scelta, processi ben identificati, eco-sostenibilità, rispetto della biodiversità. Dietro ogni prodotto made in Italy dono custodite cultura, tradizione e trasmissione antichi saperi legati ai territori.

Come dimostrano i dati relativi all’export agroalimentare italiano,  nel 2021 il cibo è diventato la prima ricchezza dell’Italia: per un valore complessivo di 575 miliardi di euro. L’export è aumentato del 7% rispetto al 2020, nonostante le difficoltà legate alla pandemia.

A livello europeo, io continuerò a fare il possibile perché si mettano da parte i modelli che puntano su produzioni intensive e non sostenibili, per salvaguardare senza esitazioni la salute animale, l’ambiente, il clima e la biodiversità.

Iva ridotta per i prodotti alimentari

Un tassello in più nelle proposte di miglioramento della Strategia Farm to Fork riguarda il fronte dei prezzi.

La sterilizzazione o la riduzione delle aliquote Iva sui prodotti alimentari salubri e sostenibili è importante non solo per differenziarli da quelli meno salubri e meno sostenibili ma anche per aiutare i consumatori nelle scelte di acquisto.

L’Italia è tra i paesi Ue che applica l’aliquota Iva più bassa sui prodotti alimentari. Sono convinta che potremmo trarre un ulteriore vantaggio dal taglio di questa imposta soprattutto per favorire le eccellenze DOP e IGP.

Questi prodotti infatti spesso hanno un prezzo finale più alto, dovuto al lavoro dei produttori per rispettare rigorosi standard sulla salubrità e sulla qualità.

L’auspicio è che l’Unione europea faccia proprie buone prassi per limitarne il costo per i consumatori. Lo scopo ultimo è favorire tutti quegli alimenti indispensabili per una alimentazione e uno stile di vita sani.

 

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, membro non iscritto.
Le opinioni espresse sono di responsabilità esclusiva dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale del Parlamento europeo.

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