Farm to Fork, i traguardi raggiunti e le battaglie ancora da vincere

Il 9 settembre scorso, le Commissioni Ambiente e Agricoltura del Parlamento europeo hanno votato congiuntamente il testo della Strategia “Farm to Fork”. Il risultato raggiunto è positivo: dei 33 emendamenti presentati, 28 sono stati inseriti nei compromessi. Ma possiamo fare di più per rendere la Farm to Fork Strategy un ottimo intervento legislativo nel quadro del Green New Deal.

 

Gli obiettivi della Strategia Farm to Fork

Il nuovo testo della Farm to Fork Strategy, che servirà a rendere il sistema alimentare europeo più equo, salutare e sostenibile sul piano ambientale e sociale, e che verrà votato in Plenaria a ottobre, contiene oggi tanti importanti obiettivi che abbiamo voluto rendere percorribili e realistici, smontando l’approccio aprioristico della Commissione Ue.

In particolare, con la Strategia Farm to Fork si punta a:

  • Raggiungere un sistema produttivo alimentare ad impatto neutro sull’ambiente;
  • Aiutare a mitigare gli effetti del cambiamento climatico e migliorare la capacità di adattarsi ai suoi effetti;
  • Salvaguardare la biodiversità;
  • Assicurare la sicurezza alimentare, la salute pubblica e un accesso a cibo sano, sufficiente, nutriente per tutti;
  • Preservare l’accessibilità dei prodotti alimentari generando al contempo ritorni economici più equi, promuovendo la competitività dell’approvvigionamento dell’UE e promuovendo il commercio equo.

 

Farm to Fork, i risultati raggiunti tra sostenibilità ambientale e sociale

Tra i risultati conseguiti a seguito della votazione, vorrei segnalarvene alcuni che mi stanno particolarmente a cuore. I tre pilastri della sostenibilità sono diventati centrali. Tralasciati invece nella prima versione della Strategia dalla Commissione europea. Non era infatti prevista alcuna reale forma di coinvolgimento dei produttori, così come dei lavoratori del settore.

Sono sempre stata dell’avviso che una “sana” dimensione economica, data da obiettivi monitorabili, quantificabili e raggiungibili – per quanto ambiziosi – è una precondizione indispensabile. Per questo mi sono battuta affinché venisse restituito agli agricoltori e alle comunità locali un ruolo centrale. Soprattutto oggi col processo di transizione ecologica.

 

Farm to Fork, diritti sociali e meccanismo di garanzia

Al tempo stesso, la declinazione del Pilastro Europeo dei diritti sociali nel quadro della Farm to Fork rappresenta, probabilmente, una delle conquiste più rilevanti, impensabile fino ad un paio di anni fa. Nella nuova versione della Farm to Fork, siamo riusciti ad inserire un intero paragrafo dedicato ai diritti sociali. Il testo di fatto rende inscindibile il rispetto dei diritti fondamentali del lavoro e dei lavoratori da una produzione realmente sostenibile.

Così, la Strategia sottolinea come lo sfruttamento e il dumping ambientale costituiscano fattori distorsivi della concorrenza. Per stroncarli è necessario attuare strategie commerciali più risolute con i paesi terzi, chiedendo reciprocità nel rispetto degli standard.

Abbiamo dunque chiesto alla Commissione di presentare una proposta che stabilisca un meccanismo di garanzia, che costringa tutte le aziende Ue ed extra Ue a rispettare gli stessi standard ambientali e sociali, lungo tutta la filiera di produzione. Il fine ultimo è chiaro: promuovere una transizione davvero sostenibile a livello globale.

Siamo riusciti a far mettere al centro i prodotti a denominazione protetta. Una vittoria clamorosa se consideriamo che sono oggetto sistematico di truffe e contraffazioni che valgono nel complesso più di 100 miliardi l’anno. Abbiamo chiesto a questo proposito un meccanismo di tutela più forte nell’ambito dei rapporti commerciali soprattutto con gli Stati terzi.

 

Farm to Fork, accesso al cibo: un diritto di tutti

Nell’intenzione di garantire a tutti un accesso equo a cibo sicuro e nutriente, mi sono battuta molto perché venisse smantellata l’idea della Commissione Ue di dovere applicare prezzi più alti ai prodotti migliori. Sono convinta che l’approccio adeguato sia quello di vendere sempre a un prezzo giusto ed equo senza distinzioni. Anche perché i prodotti alimentari a basso costo possono nascondere il mancato rispetto degli standard ambientali e lavorativi.

Sono infine fermamente convinta che la sostenibilità del sistema alimentare europeo debba essere a 360°. Considero quindi un grande risultato l’essere riuscita a far includere i pescatori nella strategia europea Farm to Fork. La mia visione è di vederli diventare dei veri e propri “guardiani del mare”. Il nuovo testo è attento alla piccola pesca costiera; alle donne spesso coinvolte nell’economia informale, infine, ai processi di transizione digitale e verde, che io considero i veri pilastri della ripartenza post- Covid-19.

 

Farm to fork, le battaglie ancora aperte

Nonostante i miglioramenti ottenuti, la Strategia Farm to Fork continua a presentare alcuni aspetti di criticità importanti, sui quali la battaglia è tutt’altro che conclusa. E che mi vedranno impegnata nei prossimi mesi.

La grande assente nella nuova versione della Strategia resta la Dieta Mediterranea. Patrimonio immateriale dell’Unesco, ritengo che essa debba essere riconosciuta dall’UE come modello di riferimento per la sana alimentazione.

In occasione del pre-vertice FAO, che si è tenuto a Roma lo scorso luglio, abbiamo visto chiaramente quanto il mondo abbia bisogno di una maggiore diffusione del cibo “sano”. Promuoviamo dunque, il più possibile, un ritorno alle origini con prodotti a indicazione geografica che esaltino il territorio, la cultura, la storia dei luoghi dove vengono prodotti. La Dieta Mediterranea è il frutto di un lavoro quotidiano di milioni di agricoltori che ogni giorno si prendono cura dei prodotti che finiscono sulle tavole degli italiani, degli europei e non.

Resta inoltre da chiarire una volta per tutte quale strada intenda intraprendere l’Europa in tema di etichettatura. Nel testo votato resta ancora una certa ambiguità che lascia aperta la porta a indicazioni fuorvianti come quelle ipotizzate dal sistema Nutriscore.

 

Farm to Fork, informare e non influenzare il consumatore: il Nutrinform italiano

Anche se il testo fa riferimento a una etichettatura “informativa” che non indirizza il consumatore, escludendo in questo modo il principio del semaforo, resta il riferimento esplicito a “informazioni nutrizionali su quantità uniformi e comparabili di prodotto” che nella pratica porta a comparare, per esempio, 100 ml di olio con 100 ml di latte.

La battaglia sulle etichette resta dunque aperta, in particolare, perché come Italia chiediamo “informazioni nutrizionali per porzione di prodotto”, come previsto dal Nutrinform italiano, anche detto “sistema di etichettatura a batteria”.

Tutta questa discussione avviene nel contesto di una battaglia commerciale che l’Italia sta combattendo a tutela delle sue eccellenze Made in Italy, a lungo oggetto di tentativi di frodi, imitazioni o del cosiddetto “sounding”. Ora però è arrivato il momento di contrastare chi tenta di screditare, con etichette costruite ad arte, la qualità e salubrità dei nostri prodotti di punta, tentando di sostituirli con altri la cui qualità e benefici per la salute sono, al contrario, tutti da dimostrare.

 

 

Servizio offerto da Daniela Rondinelli, deputata al Parlamento europeo, membro non iscritto.
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