AgricolturaNewsMade in Italy, vi spiego come difenderlo dinanzi a sfide vecchie e nuove

14 Settembre 2021
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Il Made in Italy agroalimentare è da sempre sinonimo del mangiare bene e sano. Le eccellenze che caratterizzano la nostra produzione hanno portato il settore a raggiungere numeri record anche nel difficile anno del 2020. Nei primi sei mesi dell’anno, secondo i dati Istat, l’agroalimentare è cresciuto del 10%.

La pandemia, che ha colpito i consumi in tutto il mondo, non ha avuto gravi conseguenze sulla filiera che, al contrario, ha registrato una crescita esponenziale dell’export.  Entro il 2021 il nostro Paese prevede di superare i 50 miliardi di euro di fatturato.

 

Made in Italy, vecchie e nuove sfide

A lungo le azioni compiute in difesa del Made in Italy, oltre che per la sua valorizzazione, si sono concentrate su due aspetti:

  • Proteggere i prodotti italiani da frodi, contraffazioni, imitazioni e Italian sounding;
  • Fare promozione attraverso pubblicità, fiere, e attività culturali.

Oggi però dobbiamo sapere affrontare nuove sfide, dalle quali dipendono la vivacità e il buon andamento del settore agroalimentare italiano. La concorrenza infatti si fa sempre più ‘spietata’.

Ne ho parlato anche in occasione della Festa Nazionale delle Associazioni Europee di Professionisti e Imprese (AEPI) che si è svolta a Labro, in provincia di Rieti, dal 9 al 11 settembre.

Negli ultimi anni, dunque, sono emersi due grandi temi non trascurabili:

  • La crescente concorrenza interna all’Unione europea da parte di Stati che puntano a sottrarci rilevanti quote di mercato, anche tramite legislazioni europee e nazionali ad hoc. Lo scopo è svilire il valore delle nostre produzioni di qualità, facendole apparire meno salubri, e rendere insostenibili i nostri prodotti per effetto della guerra dei prezzi alimentata da dumping fiscale e salariale.
  • Il nostro sistema agricolo non può reggere a lungo l’aumento esponenziale di domanda di prodotti Made in Italy senza rischiare di “spremere troppo” e depauperare il proprio territorio. Pertanto pur nel rispetto delle tradizioni deve sapersi innovare e allo stesso tempo produrre gli anticorpi adatti a contrastare la concorrenza, soprattutto, quella sleale.

 

 

Made in Italy, la minaccia della concorrenza all’interno dell’UE

Sul primo fronte, ritengo sia in atto un doppio attacco ai nostri prodotti a Denominazione di Origine, schiacciati da un lato dalla Farm to Fork Strategy che non ha affatto abbandonato il sistema Nutriscore, lasciando una scia di forte ambiguità.

Tale sistema di etichettatura, con la scusa di agevolare stili alimentari sani, in realtà, indirizza le scelte dei consumatori. I risultati sono paradossali. Il meccanismo infatti considera “sana” la coca cola light e poco “sano” l’olio di oliva alla base della Dieta Mediterranea, ma anche di gran parte dei nostri prodotti a denominazione di origine.

Contestualmente, la Nuova Strategia per il Biologico, mette in competizione e addirittura avvantaggia i prodotti bio rispetto a quelli a denominazione di origine.

Il principio è semplice, dietro la proposta di portare entro il 2030 il 25% delle terre in Europa coltivate a biologico, c’è l’idea di costruire un nuovo marchio di qualità non più parallelo bensì alternativo a quello di denominazione di origine.

Sarà inevitabile l’uso della deregulation o ancora l’abbassamento degli standard ambientali, perché a oggi ci sono Stati che hanno il 4% di terre coltivate bio. Vedi la Polonia. Solo così questi paesi potranno recuperare un gap pluridecennale, causando un danno anche a chi in Italia e nel resto d’Europa ha investito nel “vero biologico”.

 

Made in Italy, le sfide del futuro: sostenibilità e sovranità alimentare

La crescita esponenziale della richiesta di prodotti Made in Italy deve condurci a dare una risposta su come poter conciliare la sostenibilità e la sovranità alimentare.

L’Agricoltura 4.0 rappresenta una enorme opportunità.

La digitalizzazione ci permetterebbe di raggiungere entrambi gli obiettivi attraverso una produzione più attenta ed efficiente, ma mai intensiva.  Sarà però necessario variare la produzione, ridurre la pressione su acqua e suolo, tutelare ambiente e biodiversità.

Nella nuova PAC, le forme più avanzate di tecnologia e innovazione sono sintetizzate col termine “agricoltura di precisione”, pienamente sostenuta dal Movimento 5 Stelle.

In Italia, poi non mancano gruppi impegnati in progetti di ricerca innovativi con lo scopo di rendere sempre più avanzate, affidabili ed efficaci le applicazioni dell’intelligenza artificiale e della robotica all’agricoltura di precisione e allo smart farming.

Recenti sviluppi in campo tecnologico consentono di rivedere interi processi produttivi. Robot agricoli di nuova generazione possono essere impiegati sia nella coltivazione in serra sia in campo aperto, in chiave sostenibile.

 

Made in Italy, innovazione e tradizione è possibile

Secondo la International Federation of Robotics (IFR) nel 2020 sono stati venduti fino a 25.000 robot agricoli, una cifra corrispondente al numero utilizzato per scopi militari. E si prevede che il mercato dei robot agricoli crescerà ulteriormente dai 4,6 miliardi di dollari registrati solo l’anno scorso a 20,3 miliardi di dollari entro il 2025 con un tasso di crescita annuale del 34,5%.

Non solo robotica. Con la geolocalizzazione satellitare e la guida assistita dei macchinari agricoli potremo seminare e irrigare i terreni massimizzando la produzione e minimizzando l’utilizzo di sementi, così come l’uso d’acqua. Sempre mantenendo un elevato livello di fertilità del suolo.

Sfruttando il progresso tecnologico, potremo trasportare i prodotti su auto elettriche o alimentare i mercati di vendita all’ingrosso utilizzando le energie rinnovabili.

O infine tracciare, attraverso la blockchain, tutta la filiera di un prodotto, per dare massima garanzia di qualità e salubrità.

 

Il futuro del Made in Italy riguarda tutti

Ma è fondamentale che la rivoluzione digitale coinvolga tutti: i territori, la filiera, che è importante resti una filiera corta, e le persone.

Sono convinta che non dobbiamo lasciare questo enorme impegno sulle spalle dei soli agricoltori, ma estenderlo a tutti gli attori coinvolti fino ai consumatori.

Ritengo che il nostro Paese abbia tutte le qualità per crescere e migliorarsi. Soprattutto per conciliare tradizione e innovazione, con lo scopo di salvaguardare il made in Italy. E di renderlo punto di riferimento globale per il modo di produrre, vivere e consumare.

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