Intelligenza artificiale e piattaforme, minacce al cinema mondiale?

Lo scorso 8 settembre, nel corso della Mostra del Cinema di Venezia, sono intervenuta alla 25ª Conferenza Euro-mediterranea sul cinema per parlare di intelligenza artificiale nell’ambito artistico e creativo e dei rischi a esso connessi ma anche delle difficili condizioni di lavoro e dei salari bassi.

Il Parlamento europeo, infatti, sta lavorando per affrontare questo complesso fenomeno. Per valorizzare ciò che la digitalizzazione può offrire ma anche per mantenere vivo il significato profondo e la funzione politica, economica, sociale e culturale che l’arte esprime per tutti noi.

L’IMPATTO DELLA INTELLIGENZA ARTIFICIALE SUL MONDO DELLO SPETTACOLO

La rivoluzione digitale, e in particolare l’intelligenza artificiale, sta influenzando drasticamente il nostro modo di vivere, consumare e produrre. Le interazioni umane, sempre più mediate da strumenti artificiali, sono gestite da algoritmi sempre più spesso alle spalle dei cittadini.

Anche il mondo artistico e culturale è interessato da questo profondo processo di trasformazione, che rischia di avere conseguenze drammatiche sugli artisti e i lavoratori del settore creativo, sulla produzione artistica e sul suo accesso e fruizione da parte di un pubblico globalizzato e ampio.

Uno dei fenomeni sotto i riflettori è l’indebita appropriazione da parte dell’intelligenza artificiale dei talenti umani e della loro produzione creativa, passando dalla voce di un doppiatore al suono di un violino.

Più in generale, l’Intelligenza artificiale minaccia di far crollare l’intero settore culturale, che da solo vale più del 4% del PIL europeo e che garantisce milioni di posti di lavoro.

Ma non è tutto. Quando l’intelligenza artificiale entra in gioco, l’arte, intesa come strumento attraverso il quale si forgia e si esprime il pensiero umano, potrebbe essere influenzata e stravolta, mettendo a repentaglio la crescita delle prossime generazioni e dell’Umanità.

Sappiamo bene che l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale nel mondo del cinema non è una novità. Dagli inizi degli anni Duemila, infatti, il cinema e i programmi televisivi si avvalgono dell’utilizzo della intelligenza artificiale, in modo particolare per realizzare contenuti multimediali ma tramite l’intervento ‘creativo’ dell’uomo.

TRA OMOLOGAZIONE DEI PRODOTTI E PERDITA DI CREATIVITÀ

Il problema è piuttosto legato alla capacità di auto-apprendimento dell’Intelligenza artificiale ‘generativa’ che rischia di dare origine a una sostituzione uomo-macchina. Una minaccia per i lavoratori e le lavoratrici ma anche per la qualità delle pellicole cinematografiche e dei programmi televisivi.

La necessità di soddisfare le aspettative di un pubblico più ampio e globalizzato attraverso l’uso prevalente dell’Intelligenza artificiale rischia di trasformare l’arte in un mero prodotto commerciale. Questo potrebbe generare prodotti artistici omologati e alimentare un modello culturale eccessivamente massificato che non presenta alcuna visione del mondo originale. Visione o meglio visino che solo un artista umano può offrire.

Vi pongo ora alcune domande provocatorie: “Possiamo avere film senza artisti? La creatività è un’esclusiva del genere umano? Quali sono i diritti dei creativi con il contestuale sviluppo della IA generativa? Quale futuro per il cinema in tutte le sue forme?”.

E se ne possono aggiungere altre, per esempio: “È possibile un sistema di cooperazione tra esseri umani e IA nella creazione artistica? Se, sì in che termini? Un artista senza strumenti digitali è in grado di esprimersi allo stesso modo dei suoi colleghi che si affidano a strumenti digitali? Oltre agli artisti, come possiamo salvaguardare i lavoratori del settore creativo che li affiancano?”.

 

DALLA BATTAGLIA DI HOLLYWOOD AL PARLAMENTO EUROPEO

Lo sciopero promosso da molti attori e lavoratori dell’industria cinematografica hollywoodiana nell’ambito della rinegoziazione del contratto collettivo, per la prima volta, si è concentrato non solo sui salari ma soprattutto sulla tutela delle professioni dall’uso pervasivo dell’intelligenza artificiale.

Al Parlamento europeo sono relatrice di una proposta legislativa vincolante per un quadro europeo su “la situazione sociale e professionale degli artisti e dei lavoratori dei settori culturali e creativi”. Nei mesi scorsi ho incontrato decine di associazioni e ho organizzato una Conferenza a Roma nel mese di giugno per raccogliere tutte le richieste e le esigenze di un settore complesso e variegato.

L’arte, la cultura, il cinema e la creatività hanno una dimensione transnazionale. Ed è per questo che lo Statuto degli artisti dell’UNESCO, sottoscritto dagli Stati membri dell’UE, ma mai pienamente attuato, deve essere immediatamente applicato, avviando prima una profonda revisione del testo risalente a 40 anni fa.

Perciò considerando anche l’estrema mobilità a cui può essere soggetto un artista o un lavoratore del settore, è necessario un sistema armonizzato di tutele per consentire una protezione adeguata in tutta Europa e che rispetto all’Intelligenza artificiale, si basi su un approccio antropocentrico che vede l’Uomo come  unica fonte e beneficiario dei processi innescati dall’innovazione tecnologica.

ARTISTI E CREATIVI VITTIME DI CONTRATTI PRECARI E SALARI BASSI

Il cambiamento di scenario rende indispensabile affrontare e chiarire una volta per tutte i problemi del settore, come le condizioni di lavoro precarie che, in assenza di regole chiare sull’uso dell’Intelligenza artificiale, rischiano di aggravarsi.

Nonostante i grandi progressi compiuti negli ultimi anni, infatti, il settore creativo rimane tra quelli caratterizzati dal maggior numero di lavoratori in nero e falsi-autonomi privati dei diritti fondamentali: da un salario equo a una pensione dignitosa.

Per questo motivo, è necessario rafforzare la contrattazione collettiva, garantire algoritmi trasparenti e accessibili e infine realizzare un sistema di trasferibilità dei diritti e delle qualifiche all’interno dell’Unione Europea. Solo così sarà possibile garantire a tutti salari dignitosi, un sistema di formazione professionale efficiente e duraturo e sistemi adeguati di salute e sicurezza sul lavoro.

FONDAMENTALE UNA STRATEGIA CONDIVISA

Per raggiungere questi obiettivi, è necessaria una direttiva europea vincolante; è l’unico strumento legislativo che obbligherebbe tutti gli Stati membri ad adottare standard comuni.

Mi auguro che l’Unione Europea riesca a dotarsi, entro la fine di questo mandato, di una legislazione all’avanguardia in modo da poter diventare un punto di riferimento anche per  i paesi terzi, come gli Stati Uniti, avviando percorsi condivisi per affrontare le problematiche emergenti più gravi legate allo sviluppo dell’Intelligenza artificiale. 

Solo con ampie alleanze è possibile affrontare una sfida globale come questa dell’IA. La costruzione di un’Europa sociale, iniziata con l’adozione della direttiva sul salario minimo, seguita poi dall’adozione della direttiva sui lavoratori delle piattaforme – che tra l’altro richiede algoritmi accessibili, democratici e trasparenti – potrebbe fare un ulteriore passo avanti con un’ambiziosa direttiva a tutela degli artisti e dei lavoratori creativi.

Arte, cultura, spettacolo, musica, creatività possono essere così in prima linea nel processo di costruzione di un modello di società con sempre più al centro i diritti e i valori di un nuovo Umanesimo.