Agricoltura sostenibile: viaggio nelle campagne di Tel Aviv

Agricoltura sostenibile

Alla fine dello scorso mese di luglio, ho potuto visitare, come componente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, alcune aziende agricole israeliane. Una missione speciale per conoscere da vicino le migliori tecniche di coltivazione e produzione, praticate in una delle aree più aride del mondo.

 

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IL MODELLO AGRICOLO ISRAELIANO

Gli sviluppi tecnologici che hanno modificato l’economia di Israele negli ultimi 20 anni, hanno influito molto sul settore agricolo. Intelligenza artificiale, robotica, biotecnologia, gestione dell’acqua, controllo dello stress climatico, piattaforme di genetica vegetale, proteine alternative.

Dal campo alla tavola, l’intera filiera in Israele è pensata e organizzata per “produrre di più con meno”, nel rispetto dei principi di sostenibilità ambientale e alimentare che ci richiamano alle nostre responsabilità nei confronti del Pianeta.

Ciò che mi ha più colpita però è la super efficiente e straordinaria gestione dell’acqua in agricoltura – tema che mi sta molto a cuore. Nessuna goccia è sprecata anche grazie all’ottimo sistema di riuso delle risorse idriche, fondamentale per irrigare i campi. Insomma, un modello da studiare e da adattare in Europa, soprattutto, con l’obiettivo di rendere l’acqua risorsa strategica. Una priorità per l’Unione europea che deve affrontare la crisi climatica.

INNOVAZIONE E RICERCA 

Le imprese agricole israeliane stanno investendo molto, ad esempio, sul genoma editing per permettere ai semi di germogliare in un territorio per il 40% semi-arido e il 60% deserto del Negev al fine di ridurre all’osso l’uso dei fertilizzanti.

La restante parte del territorio è caratterizzato comunque da terreni di bassa qualità con una resa pressoché nulla. Eppure oggi Israele ha guadagnato un vero e proprio primato, aggiudicandosi la posizione di leader globale nella produzione agricola. Non solo.

Il 76% dei prodotti agricoli israeliani vengono oggi esportati verso l’Unione europea. La frutta e la verdura, arance, melograni, patate, pomodori, mandorle, fichi rappresentano il successo di un sistema agricolo unico al mondo, costruito con lungimiranza e costanza dal pubblico e dal privato insieme per arrivare a garantire in pochi anni l’autosufficienza alimentare del Paese, l’indipendenza idrica con la costruzione di un imponente acquedotto lungo 250 chilometri che parte dal Mare di Galilea nel Nord e attraversa tutto il Paese per garantire il fabbisogno idrico del Sud dove si trova il deserto del Negev.

Questo spiega perché oggi il Sud di Tel Aviv costituisca di fatto il cuore pulsante dell’industria agroalimentare israeliana con tutte le sue peculiarità.

PUNTI DI FORZA

Un modello per tanti paesi in via di sviluppo, soprattutto, africani ma ricco di spunti per l’agricoltura europea che deve affrontare tante sfide. La più importante è quella legata al cambiamento climatico. Secondo la FAO le caratteristiche che rendono unica l’agricoltura israeliana sono:

  • Attualmente Israele sfrutta molto le tecniche di ibridizzazione, e non l’OGM per adattare le piantagioni di frutta e di verdura al terreno e ai cambiamenti climatici
  • Lo sviluppo e l’utilizzo del genoma editing per rendere i semi più resistenti non solo al clima ma anche a determinati microrganismi e batteri
  • Le piantagioni di frutta e le coltivazioni di verdura non autoctone sono costantemente monitorate in modo computerizzato. La tecnologia infatti permette di intervenire tempestivamente e di non perdere i raccolti
  • Il governo eroga sussidi ad hoc pari al 40 per cento del valore per l’acquisto di strumenti digitali e/o equipaggiamenti speciali e innovativi agli agricoltori. Così, lo Stato sostiene in modo diretto l’introduzione delle nuove tecnologie in agricoltura.
  • Il mercato è solo una “stella polare”: il settore nella maggioranza dei casi si regge sulle cooperative i cosiddetti Kibbutzim e Moshavim.
  • La gestione dell’acqua è efficiente perché il primo governo israeliano degli anni 50 ha investito ingenti risorse nella costruzione di un acquedotto vitale per la popolazione e l’agricoltura. La gestione delle risorse idriche regge sul sistema di desalinizzazione e il riuso efficiente dell’oro blu.

SOSTENIBILITÀ E SOVRANITÀ ALIMENTARE, GLI OBIETTIVI DEL FUTURO

Il tema dell’agricoltura sostenibile è senza dubbio uno dei temi di maggiore attualità. Dal Rapporto sull’insicurezza alimentare mondiale della FAO al Recovery Plan dell’Unione Europea, e all’Agenda Globale delle Nazioni Uniti, tutto rimanda alla necessità di rispondere all’aumentata domanda di cibo senza però rinunciare all’ambizioso e imprescindibile obiettivo di una produzione sostenibile per il Pianeta.

Al tempo stesso, emerge con grande evidenza, anche la necessità di garantire la sovranità alimentare, cruciale per puntare a rafforzare il potenziale agricolo dei singoli Stati come garanzia dagli shock esterni. Lo stesso vale per l’Italia e per l’Unione europea che nel garantire la propria sicurezza e sovranità alimentare puntano anche a rendere l’agricoltura più sostenibile.  Per farlo, però, dico da tempo che è necessario adeguare gli obiettivi della Politica Agricola Comune e della Strategia Farm to Fork al contesto attuale con lo scopo principale di alleggerire il carico dei costi di produzione di agricoltori e aziende, i quali vanno sostenuti con risorse pubbliche adeguate e ad hoc nella transizione ecologica.

IN EUROPA AGIRE SUBITO: RIUSO DELL’ACQUA E AGRICOLTURA DI PRECISIONE

Occorre prevedere aiuti diretti dell’Unione europea per accelerare gli investimenti sulle tecnologie di precisione e migliorare così la resa dei terreni, senza impoverirli; tecnologie comunque utili a mitigare gli effetti della crisi climatica. L’Italia e l’UE devono puntare sulle filiere corte, più sostenibili e più resilienti e adatte a garantire redditi certi ai piccoli agricoltori.

Ma soprattutto occorre mettere a punto, al più presto, una strategia europea per il riuso dell’acqua, una risorsa che, sono convinta, deve essere considerata assolutamente strategica. Al Parlamento europeo, stiamo discutendo di come utilizzare in chiave sostenibile l’acqua in agricoltura. E tra le mie proposte c’è quella di puntare, e quindi investire subito, sulle tecnologie per allungare il ciclo di vita dell’acqua dolce. L’agricoltura 4.0, di cui vi ho parlato spesso in questi anni, è davvero cruciale per aiutare gli agricoltori e le aziende a migliorare la resa dei terreni, e nello specifico, a ridurre a zero gli sprechi, e incentivare il riuso delle risorse idriche disponibili.